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LAMA DEI PELIGNI (Chieti). Nei giorni scorsi è stato presentato a Lama dei Peligni, nel Parco nazionale della Majella, il progetto Life "Coornata" (Life09 NAT/IT/000183 "Development of coordinated protection measures for Apennine Chamois (Rupicapra pyrenaica ornata) per la tutela del camoscio appenninico. Il progetto, realizzato grazie ai finanziamenti Ue di Life+ (3.142.000a euro di cui 2.262.000 cofinanziati dall'Ue), prevede una serie di attività  per migliorare la qualità della gestione della specie, per comprendere le cause e contrastare le criticità presenti nella popolazione originaria ed incrementare la presenza del camoscio nei siti individuati dall'Action Plan del ministero dell'ambiente. Per la prima volta le attività saranno sviluppate in maniera congiunta e coordinata da tutti i parchi dell'Appennino centrale interessati dalla presenza, anche potenziale, della specie: i parchi nazionali di Abruzzo Lazio e Molise, quello dei Monti Sibillini, quello del Gran Sasso e Monti della Laga, il Parco regionale Sirente Velino ed il Parco nazionale della Majella che è il beneficiario-coordinatore del progetto Life+ che vede come partner anche Legambiente, che si occuperà specificamente della comunicazione, delle attività di educazione ambientale e di diffusione del progetto, con il supporto istituzionale delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche, Molise ed Umbria.

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Fabrizio Di Meo - Camoscio d'Abruzzo, fotografato sulla cima del monte Meta, 2242 metri.

'Aquila, 26 nov. - (Adnkronos) - Giungono dati positivi dal censimento annuale dei camosci nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Sono 286, infatti, gli esemplari conteggiati nel corso del censimento autunnale effettuato, come di consueto, dai tecnici del Servizio Scientifico dell'Ente Parco in collaborazione con il Cta del Corpo Forestale dello Stato e con l'apporto di numerosi volontari. Anche quest'anno, al censimento dei camosci era abbinato, in collaborazione con l'Ufficio Territoriale per la Biodiversita' dell'Aquila, il conteggio dei gruppi di Fringuello alpino, specie legata alle zone nivali ed acuminali dell'Appennino, che con 550 unita' stimate, continuano ad avere nell'area protetta il piu' consistente nucleo riproduttivo.

Camoscio d'Abruzzo - foto di Massimo Zulli

(Foto di MASSIMO ZULLI)

La stima della popolazione di camoscio appenninico, frutto dei risultati combinati del monitoraggio primaverile e del censimento autunnale, nel Parco del Gran Sasso Laga e' di 420/450 esemplari portando la popolazione complessiva, in tutto il suo areale di presenza nel Centro Italia, a circa 1.500 esemplari. Nei trentuno sentieri in quota percorsi contemporaneamente sul massiccio del Gran Sasso, sono stati avvistati dodici branchi, alcuni anche molto numerosi. Quest'anno inoltre il Servizio Scientifico del Parco ha programmato le operazioni di censimento nel mese di novembre, periodo in cui avvengono gli accoppiamenti, per favorire il conteggio degli esemplari maschi che, in particolare i sub adulti, nei restanti mesi dell'anno vivono isolati e sono difficilmente osservabili.

Oltre ai branchi storici di Monte Camicia e Pizzo Cefalone, dove negli anni 1992 - 94 furono reintrodotti i primi ventisei esemplari provenienti dal Parco Nazionale d'Abruzzo, i nuclei di recente formazione del Monte Corvo e del Paretone della Vetta Orientale del Corno Grande hanno confermato i dati gia' in possesso sul positivo trend di crescita della popolazione, calcolato intorno al 20 % annuo. Inoltre l'analisi dei dati acquisiti nel corso del monitoraggio primaverile, ha permesso di rilevare una strutturazione completa dei branchi, comprendenti animali di tutte le classi d'eta': dalle femmine giovani di 2-3 anni a quelle riproduttive e a quelle di oltre dodici anni d'eta'. Giovani maschi non riproduttivi in dispersione sono stati contati su tutto il massiccio, mentre nuovi e importanti avvistamenti di femmine con i piccoli sono avvenuti nei pressi del Bivacco Bafile e sulla via ferrata Brizio, nei pressi del Corno Piccolo.

ASSERGI (L'AQUILA), 23 MAR - Sono 622 gli esemplari di Camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata) presenti nel Parco Nazionale Gran Sasso-Laga: i dati sono stati resi noti dal Servizio Scientifico dell'ente nella sua relazione sul censimento 2014, condotto nell'autunno scorso in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato e sotto l'egida del progetto Life 'Coornata'.


- Foto di Massimo Zulli -

"Un risultato incoraggiante - commenta il presidente dell'ente, Arturo Diaconale - frutto dell'impegno e delle politiche di conservazione della biodiversità attuate dal Parco". I dati raccolti per le finalità del progetto Life, durante le attività di cattura dei camosci trasferiti nei Parchi partner del Sirente-Velino e dei Sibillini, sono stati elaborati insieme a quelli raccolti dal Parco fin dalle prime reintroduzioni della specie sul Gran Sasso, al fine di ottenere un quadro esaustivo dell'evoluzione dell'areale di distribuzione e del tasso di crescita della popolazione. Dato, quest'ultimo, che, nella fase di colonizzazione di un nuovo territorio da parte dei camosci, viene valutato attraverso il successo riproduttivo delle femmine e la sopravvivenza dei piccoli al primo inverno che si trovano ad affrontare. Il corretto conteggio delle femmine, dei piccoli dell'anno (kid) e dei subadulti (yearling) sopravvissuti è quindi un importante elemento di valutazione.

Alla luce di ciò è significativo notare che i 622 camosci del Parco sono suddivisi in branchi numerosi e strutturati per età e composizione, che contano complessivamente 112 maschi adulti, 217 femmine, 150 kids, 96 yearling, e che essi hanno colonizzato l'intera catena del Gran Sasso, dal Monte S. Vito fino al Monte Corvo. I gruppi più numerosi interessano in particolare il massiccio del Monte Camicia, con 121 esemplari, e Pizzo Intermesoli, con 105, ovvero quei territori che sono stati luogo di reintroduzioni già a partire dal 1992. I dati, tuttavia, parlano chiaramente di un consolidamento delle popolazioni di camoscio sul Monte Corvo (86), Brancastello (74), Cimone di Santa Colomba (66), Monte Prena (54) e Corno Piccolo (53), con un una crescita significativa anche in territori di nuova colonizzazione come Corno Grande e Monte San Franco.

Al fine di ottenere un conteggio quanto più preciso degli esemplari, l'areale di distribuzione è stato suddiviso in due settori e 34 percorsi in quota, osservati contemporaneamente da un centinaio tra operatori del Parco, volontari e personale di tutti i comandi stazione del CTA/CFS.

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