Orso Bruno Marsicano - Lo spirito del bosco

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ORSO BRUNO MARSICANO - LO SPIRITO DEL BOSCO

by Homo ambiens

Sin dai tempi più remoti e in ogni angolo del pianeta terra, uomo ed orso hanno incrociato il loro destino. L’ancestrale convivenza ha reso l’orso un animale simbolo della memoria collettiva dei popoli e ne ha fatto il protagonista di fiabe e leggende.

In Italia il mitico orso bruno assume l’aspetto del mite orso marsicano, che, per la straordinaria bellezza e il rapporto con il territorio, occupa un posto d’onore nella biodiversità italiana e ha conservato nei secoli il suo fascino antico. Il tempo, lo spazio, l’uomo e il futuro sono i quattro capitoli che ospitano le straordinarie immagini che Alberto Cambone e Roberto Isotti hanno raccolto in anni di studio e di lavoro.

Il materiale iconografico, accompagnato da brevi didascalie, racconta in modo esaustivo la complessa biologia dell’Ursus arctos marsicanus.

Gli autori, attraverso le immagini e gli appunti di campo, sperano di essere riusciti a trasmettere anche solo una parte della loro grande passione per l’orso marsicano, animale leggendario, che incarna da sempre, lo “spirito del bosco”.

Come mai l'esigenza di scrivere un libro proprio sull'orso marsicano?

Questo libro va sicuramente a colmare un vuoto, trattandosi del primo libro fotografico interamente dedicato all’animale simbolo della biodiversità Italiana: l’orso bruno marsicano. E’ un tributo ad una specie simbolo, la cui conservazione rappresenta una sfida fondamentale per tutti coloro che amano il nostro paese e vogliono difenderne l’unicità.


CARSA EDIZIONI

In un momento in cui i grandi carnivori stanno riconquistando spazio in Europa, una sottospecie come quella dell’orso marsicano, che in tutti questi anni ha lottato riuscendo con grande fatica a sopravvivere, merita un rinnovato impegno da parte di tutti. Per vincere questa sfida è necessario far passare il messaggio che l’orso marsicano è un patrimonio italiano, europeo e internazionale; un patrimonio in pericolo.

Qual è il lavoro che si nasconde dietro questo libro e attraverso quali tecniche di studio avete operato?

Il libro è frutto di 15 anni di lavoro e nasce prima di tutto dalla grande passione che ci ha condotto in questa avventura nel cuore dell’Appennino centrale. Sono state necessarie decine di spedizioni, centinaia di ore di appostamenti, migliaia di ore di preparazione e studio: solo grazie a questa impegno è stato possibile realizzare il materiale per la pubblicazione di un volume veramente completo, che mostra le fasi della biologia dell’orso, nelle quattro stagioni, in ambienti e situazioni diverse.

Durante il nostro lavoro abbiamo collaborato con gli enti di tutela e ricerca impegnati nella conservazione dell’orso: Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e Università La Sapienza di Roma in testa. Abbiamo documentato la ricerca per il censimento non invasivo degli orsi, grazie alla raccolta di materiale biologico (come peli ed altro), il tracciamento delle aree frequentate dagli orsi grazie alla telemetria, la raccolta degli escrementi, indispensabili per definire la dieta dell’orso nelle diverse stagioni e altre attività.

Le tecniche fotografiche utilizzate spaziano dal photo-trapping, al remote control, agli appostamenti in capanni mobili. L’orso è un animale estremamente elusivo che, a meno di situazioni particolari (orsi confidenti), evita il contatto con l’uomo; per fotografarlo è quindi necessario utilizzare tecniche, che oltre ad aumentare le possibilità di successo tutelano l’orso e ne evitano il disturbo: la nostra prima preoccupazione durante tutto il lavoro.

 

In 15 anni di lavoro come è cambiata la realtà dell'orso marsicano sulle nostre montagne?

Molte cose sono cambiate intorno all’orso, mentre la popolazione degli orso è rimasta più o meno la stessa, una popolazione che continua a mantenere una sua vitalità (nuovi orsi nascono ogni anno nel Parco ma la mancanza di spazio vitale spesso ne compromette le probabilità di sopravvivenza spesso durante i primi anni di vita). Per quanto riguarda i suoi rapporti con l’uomo, dicevo, è cambiato molto; da una parte ci sono nuovi malumori, nuove paure (spesso ingiustificate) dall’altra sorgono sempre nuovi comitati di cittadini in difesa e dalla parte dell’orso. Quello che latita sono le istituzioni centrali che faticano a prendersi carico dell’orso come una questione nazionale.

Sul campo, come si fa a operare in due? Ognuno di voi lavora da solo oppure andate sul campo insieme?

Lavoriamo insieme fin dall'inizio della nostra carriera, lavoriamo insieme sul campo e in ogni altra fase della nostra attività. Prima di fotografare pianifichiamo con cura il nostro lavoro, lo studio delle specie e il territorio che stiamo per narrare, lavorando come una squadra con Micòl Ricci che ha scritto i testi del volume, ci permette di realizzare più facilmente alcune tecniche elaborate.

L'Abruzzo è una regione sempre più votata da fotografi naturalisti. Avete notato un aumento della pressione sugli animali ultimamente?

Il problema principale per gli animali selvatici e la prima causa di rischio di estinzione per l’orso marsicano è la pressione antropica sul suo habitat (soprattutto la sottrazione di spazio, l’allevamento brado ed il bracconaggio). Tuttavia anche il recente aumento di turisti, escursionisti e fotografi contribuisce a questo fenomeno. Per ridurre questo tipo di pressione antropica il parco ha fissato un limite al numero di visitatori giornalieri nelle aree e nelle stagioni più sensibili.

Organizzate workshop fotografici?

Sì, anche se preferiamo dedicare maggior parte dell'anno alle spedizioni fotografiche. Siamo convinti che l'insegnamento sia un'attività importante a cui dedicare la massima energia e attenzione. Ci piace soprattutto realizzare corsi "en plen air" e portare le persone in natura, in questa occasione cerchiamo soprattutto di trasmettere il rispetto per gli animali e l'ambiente.

In particolare, quali argomenti affrontate?

Quello che cerchiamo di fare è di dare una visione: una visione della fotografia, una visione del rapporto che deve essere creato con il soggetto. Poi cerchiamo di comunicare il nostro metodo "3 C": Conservazione- Creatività - Comunicazione. Anche la tecnica è importante e cerchiamo di condividere con i frequentatori del nostro laboratorio l’esperienza derivante da 25 anni di lavoro sul campo.

Potete spiegare lo scopo di Homo ambiens Homo? Vi considerate più naturalisti o fotografi?

Quando creiamo un lavoro fotografico, vogliamo un risultato che unisca quattro qualità: tecnica fotografica innovativa, creatività, capacità comunicativa ed alto valore di documentazione. Nella nostra visione “Homo ambiens” è il passo successivo dopo l'Homo sapiens. Questo è ciò che ancora oggi spinge ogni giorno il nostro lavoro e la nostra fotografia. Siamo fermamente convinti che la fotografia può dare un grande sostegno alla conservazione della natura, alla ricerca scientifica ed alla documentazione dell’ambiente, aumentando la consapevolezza su temi ecologici prioritari.

Pensate davvero che la fotografia possa influenzare il comportamento delle persone nei confronti dell'ambiente?

Sì, davvero. Secondo noi la fotografia rappresenta un ottimo modo per descrivere il mondo naturale che ci circonda e, allo stesso tempo, il modo migliore di mostrare le emozioni che questo evoca. Cerchiamo di portare il nostro pubblico, ad una nuova e più chiara visione di ciascun argomento che documentiamo, catturando il loro interesse e stimolando la loro curiosità. Il nostro lavoro ha sviluppato diverse storie fotografiche utilizzate dalle principali organizzazioni ambientaliste (ARKive, WWF internazionale e Italia, GreenPeace, Lipu BirdLife, Survival, OUR Places - UNESCO) per promuovere alcune delle loro campagne.

 

Biografia - Alberto Cambone e Roberto Isotti

“Quando oltre 20 anni fa abbiamo trasformato la nostra grande passione per la fotografia in una professione avevamo pochi mezzi, un grande entusiasmo e la consapevolezza che, ovunque ci avesse condotti questa nuova avventura, due cose il tempo non avrebbe cambiato: la nostra amicizia e il comune, grande amore per il mondo naturale”.

Alberto Cambone e Roberto Isotti , naturalisti, fotografi e fondatori di Homo ambiens, si dedicano da molti anni alla Conservation Photography, il settore della fotografia naturalistica che concentra la propria attenzione sulla salvaguardia della natura (www.homoambiens.com/Conservationx), nella convinzione che la fotografia possa dare un notevole contributo alla ricerca scientifica, alla documentazione degli ambienti naturali e all’educazione e sensibilizzazione ambientale.

Alberto e Roberto ritengono che loro attività professionale implichi, anche, una responsabilità nei metodi di lavoro e nelle tecniche adottate. Per questo privilegiano strumenti quali trappole fotografiche o lunghi appostamenti in capanni o in strutture che non alterino i luoghi e creino disturbo minimo ai soggetti da fotografare, pensando che è meglio perdere una buona occasione fotografica che compromettere, qualche volta irreparabilmente, l’integrità di ambienti fragili. La sensibilità necessaria per ricercare ogni giorno questo difficile equilibrio è supportata anche dall’esperienza maturata in anni di lavoro nel campo zoologico.

La loro attività di fotografi ha portato Alberto e Roberto a viaggiare in tutto il mondo, con l’obiettivo di documentare la bellezza e la fragilità degli ultimi paradisi ancora rimasti sul nostro pianeta. Dal loro lavoro sono nati numerosi servizi fotografici pubblicati sulle più importanti riviste italiane ed internazionali, libri, mostre e materiali divulgativi messi a disposizione delle organizzazioni ambientaliste per promuovere le loro battaglie in difesa dell’ambiente.

Personal web site: www.homoambiens.com

 


 

 

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