Wildlife Photographer of the Year 2018 | vince l'orso marsicano di Marco Colombo

Wildlife Photographer of the Year 2018 | intervistiamo Marco Colombo vincitore con l’orso marsicano

(di Simona Cilli)

Dopo la recentissima e tragica notizia della morte di tre esemplari di orso marsicano, affogati in una vasca di raccolta dell'acqua, la tutela e la salvaguardia dell'orso diventa un tema ancora più importante e delicato; abbiamo pensato di parlarne con il foto naturalista Marco Colombo, vincitore già due volte del Wildlife Photographer of the Year nel 2011 e nel 2016, recentemente premiato nell’edizione 2018 con uno scatto notturno che ritrae l’orso marsicano ripreso tra i vicoli di un borgo nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
Abbiamo intervistato il fotografo lombardo che ha donato metà del suo premio per la tutela dell'orso marsicano per saperne di più e capire come comportarci nel caso di incontri con il plantigrado.

 

Crossing Paths, foto vincitrice nella categoria Urban Wildlife al Wildlife Photographer of the Year 2018

Consultando il tuo sito web e canali social, è chiaro che tu sia molto attento al tema della conservazione della fauna. È nato prima il Marco Colombo naturalista, o fotografo?

Il naturalista, ovviamente! Fin da quando ero piccolo andavo in campagna e nei boschi a cercare animaletti da guardare. Compilavo dei taccuini con le mie osservazioni, disegnando (male) ciò che incontravo e annotando informazioni interessanti. Pensa che ho imparato a nuotare per poter vedere i pesci in mare: mi hanno comprato i braccioli ma io li ho dimenticati, ho indossato pinne e maschera e sono andato alla scoperta dei fondali sommersi. Col tempo ho continuato a coltivare questa grande passione, laureandomi anche in Scienze Naturali… la passione per la fotografia è nata invece all’età di 11 anni, e ovviamente è stata da subito fotografia della natura! Ho scattato diapositive fino al 2009, poi mi sono “convertito” al digitale. Adesso ho 30 anni e fortunatamente il mio lavoro ruota attorno alla natura.

Gatto selvatico (Felis silvestris), Abruzzo

Come si integra l’attività di naturalista con quella di fotografo, o meglio come coniughi la vicinanza agli animali e il non essere un elemento di disturbo? E cosa consigli di fare ai lettori che dovessero trovarsi nelle vicinanze di un animale selvatico?

La presenza dell’uomo è essa stessa un fattore di disturbo, che si tratti di semplici escursionisti, fotografi, etc. Per questo motivi, in certe zone non bisogna proprio andare: rispettate i divieti di accesso alle aree a protezione integrale, che sono luoghi di rifugio delicatissimi; rispettate i periodi riproduttivi delle specie sensibili, ad esempio se io sapessi dove sta una tana di lupo, non ci andrei a fotografare, la posta in gioco è troppo elevata. Bisogna sapere quali sono i paletti da non superare, perché si possono fare dei danni anche non di poco conto: dal canto mio, prediligo un tipo di fotografia “ambientata”, cioè inquadrature ampie, che mostrino gli animali che si muovono tranquilli nel loro contesto naturale, piuttosto che i ritrattoni da vicinissimo. L’avvicinamento ad ogni costo è da evitare, così come inseguire gli animali: ci si apposta, poi se capitano vicini bene, sennò va bene uguale. Sono un sostenitore della bellezza delle ore spese sul campo, indipendentemente dal vedere o meno i miei soggetti, e mi esalto anche solo per una traccia.

Marasso (Vipera berus), Friuli - Venezia Giulia

Sei appena stato premiato come vincitore del concorso Wildlife Photographer of the Year 2018, e non è la tua prima volta. Cosa rappresenta, per te, tale concorso?

Wildlife Photographer of the Year è il concorso di fotografia naturalistica più importante del mondo, una sorta di Oscar, per vari motivi. Viene organizzato da tantissimo tempo (54 anni), quindi ha una solida base storica; ha un numero di fotografie partecipanti enorme, attorno a 45-50mila per ogni edizione; infine, la qualità dei lavori premiati è elevata. Per quanto mi riguarda, è una bella vetrina e la premiazione è un momento costruttivo in cui ho la possibilità di incontrare e confrontarmi con altri fotografi che probabilmente altrimenti non vedrei mai dal vivo. Detto questo, rimane una ricaduta collaterale del mio lavoro, ovvero io non scatto per vincere i concorsi. Fotografo la natura e quando è il momento mi metto a sfogliare l’archivio e scelgo le foto da inviare: è un piccolo investimento, se poi ho dei risultati sono contento, altrimenti non mi cambia la vita.

 

Tritone crestato italiano (Triturus carnifex), Lombardia

 

La foto con la quale hai appena vinto come Wildlife Photographer of the Year nella categoria Urban Wildlife ritrae un orso marsicano, una sottospecie dell’orso bruno a grave rischio di estinzione. Con essa hai puntato l’attenzione sul tema della conservazione del plantigrado: era questa la tua intenzione prima di scattare?

La foto nasce per caso: stavo guidando di notte quando su una curva ho notato un orso marsicano sul lato della strada, all’interno di un borgo appenninico. Ho fermato l’auto e scattato la mia immagine attraverso il parabrezza, quindi non c’è dietro una progettualità.

Muflone (Ovis aries), Lombardia


Hai scelto di devolvere parte del premio Wildlife Photographer of the Year alla protezione e tutela dell’orso marsicano, cosa possiamo fare, da “persone comuni” per contribuire alla conservazione delle nostre specie minacciate?  Come è giusto comportarsi quando si incontra per caso un orso?

La situazione dell’orso marsicano è talmente delicata che ho deciso di puntare i riflettori sulla necessità di aiutare questa specie. Per questo motivo appunto ho donato metà del premio al Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise (che ringrazio per il supporto), è una cifra piccola ma tanti piccoli aiuti possono diventare tanto! Quindi se volete contribuire potete diventare soci e/o donare all’Associazione Salviamo L’Orso .

La mia immagine mostra l’orso che si muove nel vicolo, e sullo sfondo c’è il murales di una donna con il copricapo indiano: tutto richiama al rapporto tra l’uomo e la natura. Quando si incontra un orso in queste condizioni però non bisogna inseguirlo, a piedi e tantomeno in auto, perché è pericoloso per la sua incolumità, la nostra e quella di altre persone nei paraggi. Bisogna lasciarlo tranquillo e lasciargli spazio! Inutile dire che è senza senso andare vicino per scattarsi i selfie.

Da ultimo, evitate di postare le fotografie in diretta, il medico non prescrive di utilizzare i social network in questo modo: quando avete le foto sono vostre, tenetele per voi per qualche mese prima di condividerle, in modo da ridurre la pressione di disturbo su questi animali delicati.

Anemone dorato (Condylactis aurantiaca), Sardegna

Parlaci del tuo rapporto con il luogo dove hai scattato la foto, il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise.

Il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise è un luogo incredibile: ovviamente non è completamente inalterato, includendo al suo interno interi paesi e strade, ma è ciò che più va vicino alla natura come doveva essere nei secoli scorsi. Non è raro che dietro una curva si possa ammirare un cervo a bordo strada, o una elegante volpe rossa, mentre sulle creste dominano i camosci appenninici, altro gioiello salvato dal rischio estinzione e ora fortunatamente fuori pericolo.

 

Gabbiano reale (Larus michaellis), Sardegna

Quali altre specie dell’Appennino centrale sei solito incontrare? Ne hai di preferite?

Il mio approccio è ecosistemico e davvero mi piace incontrare e fotografare di tutto, dalle vipere alle salamandre, dai cervi volanti ai rapaci. In Appennino, adoro l’incontro con i lupi, in particolare nei vasti paesaggi invernali e innevati, molto grafici, ma devo dire che l’incontro più fulminante è stato quello con gli occhi del gatto selvatico, magnetici e incredibilmente “diversi” da quello di un comune gatto domestico.

Cervi nobili (Cervus elaphus), Abruzzo

Ci sono altri luoghi in Abruzzo in cui ti piace fotografare?

Amo molto la zona del Gran Sasso, anche se non ci vado spesso. L’Italia è tutta bella e l’Abruzzo non è da meno, bisogna solo avere la curiosità di indagare e scoprire ciò che ci circonda, anche a pochissima distanza da casa, senza dover andare chissà dove.

Seppia comune (Sepia officinalis), Sardegna

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Adesso mi sto ancora “desaturando” dalla realizzazione del mio ultimo libro, che si chiama I tesori del fiume”  ed è tutto dedicato ad un ecosistema fragilissimo, quello delle acque dolci. Torrenti, fiumi, laghi e paludi, che per 5 anni ho esplorato in lungo e in largo, alla ricerca delle luci giuste e di specie rare e minacciate, per mostrare quanto rischiamo di perdere tutto questo, a causa di bracconaggio, inquinamento, cementificazione e molto altro. Nel frattempo tengo corsi di fotografia, workshop, seminari e conferenze scientifiche, faccio educazione ambientale nelle scuole e divulgazione in televisione, nonché visite guidate alle mostre fotografiche. Insomma, un po’ di tutto, ma imperniato attorno al mondo naturale.


MARCO COLOMBO Sito web | Profilo Facebook |  Pagina Facebook | Instagram

 

seguici su la nostra fun page su facebook il nostro canale youtube seguici su twitter rss feed seguici su flickr dicono di noi chi siamo contattaci


Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Per capirne di più sui cookies che usiamo e come li cancelliamo, guarda la nostra privacy policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all`uso dei cookie..