Transiberiana d'Italia: un viaggio nel cuore dell'appennino

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Transiberiana d'Italia: un viaggio nel cuore dell'appennino

di Andrea Fiordigiglio

Nel cuore dell’Appennino c’è una vecchia linea ferroviaria che collega la città abruzzese di Sulmona alla provincia molisana di Isernia.
La particolarità di questa tratta, realizzata agli inizi del 1900, è senza dubbio la straordinaria bellezza dei paesaggi che attraversa, i suoi binari avanzano, infatti, immersi nella natura più selvaggia, tra le vette più alte del Parco Nazionale della Majella, attraversando alcune delle località montane e dei centri abitati più suggestive d’Italia.

Facile dunque intuire il perché del soprannome “Transiberiana d’Italia”, basti pensare che il punto più alto che percorre si trova ad una quota di 1268 metri s.l.m. (stazione di Rivisondoli - Pescocostanzo).

Questo la rende la ferrovia più alta d’Italia, seconda solo a quella del Brennero, che supera i 1300 metri d’altezza.
Nel 2011 però, causa lo spopolamento dei piccoli borghi che attraversa ed il costante calo della richiesta, la linea viene chiusa e dichiarata antieconomica.
“Impossibile far marcire così la nostra Transiberiana!” è probabilmente quello che hanno pensato i ragazzi dell’Associazione Culturale Molisana “Le Rotaie”, che con l’aiuto della “Fondazione FS Italiana” da alcuni anni sono riusciti a ridare vita, con i treni storici, a questa meravigliosa tratta.

Il mio scopo quindi è quello di provare a raccontare con le immagini, la grande esperienza che abbiamo vissuto l’8 dicembre 2015 a bordo di una delle antiche carrozze del treno storico dei mercatini di Natale.
Alle 8:30 del mattino, appena metto piede, con la mia ragazza, nella carrozza numero 3, torno indietro nel tempo.
Non c’è wi-fi, non ci sono hostess con il carrello degli snack e non ci sono film su display touch screen… Ed è proprio ciò che desideravo, d’altronde il film più bello è quello che posso vedere dal mio finestrino.

I sedili in legno sono scomodi, le vibrazioni si avvertono tutte e la velocità non è di certo il suo punto forte, per non parlare degli spifferi gelidi… Ma a me non interessa, anzi, gli interni in legno del vagone mi fanno sentire a casa.
Dalla stazione di partenza di Sulmona a quella di Palena (prima sosta di giornata), il paesaggio è incredibile e la tanta neve caduta la settimana prima da un tocco di magia in più, sogno ad occhi aperti di fronte alle centinaia di impronte che vedo lasciate sulla neve da chi sa quali animali, sogno che diventa realtà quando intravedo dal mio finestrino appannato un paio di cervi che corrono a fatica nei 50 centimetri di neve ghiacciata.
E’ passata solo un’ora da quando è iniziato questo viaggio e già mi sento appagato, potrei tornare a casa ora ed essere più che soddisfatto.
Fortunatamente la gita continua, il treno sale e si arriva alla prima tappa: la stazione di Palena, a 1260 metri s.l.m., nella Riserva Statale di Quarto Santa Chiara.

Qui trovo tre caratteristiche che rendono il posto, già bellissimo di suo, ancora più spettacolare: la nebbia che si dirada e lascia spazio ai raggi del sole, tanta neve al suolo e la galaverna che ricopre ogni cosa, per non parlare poi dei primi mercatini di giornata colmi di invitanti prodotti tipici.
Facciamo qualche foto, combattiamo il gelo con un bicchiere di vino caldo ed è già tempo di ripartire, destinazione Roccaraso.
Ancora non metabolizzo l’incantevole paesaggio appena vissuto che subito scorgo nella nebbia i piccoli centri di Pescocostanzo e Rivisondoli sommersi dalla neve!

Intorno alle 10:30 il convoglio si ferma per una sosta un po’ più lunga nella località sciistica più conosciuta degli Appennini, Roccaraso, che ci accoglie con gli immancabili mercatini natalizi, dopo una piacevole passeggiata nel centro del paese ed una breve sosta nel “mio caro” palaghiaccio (meta fissa nella mia infanzia di tante gite domenicali), è tempo di rimettersi in viaggio.
Ore 13:30, la fame inizia a farsi sentire e non appena scesi alla stazione di Campo di Giove, quarta ed ultima tappa del nostro tour, ci mettiamo alla ricerca del ristorante prenotato giorni prima, dieci minuti e siamo già seduti “Da Fiorildo” (questo il nome del nostro ristorante) pronti a farci cullare dai sapori e dagli odori tipici della cucina abruzzese.

A Campo di Giove, località montana posta a 1070 metri s.l.m. ai piedi del massiccio della Majella, in questo periodo è impossibile annoiarsi.
Ci facciamo accompagnare da un simpatico gattino nella centrale Piazza Duval dove curiosiamo tra le tante bancarelle e ci scaldiamo ai bordi di un falò, osservando gli antichi mestieri degli artigiani che espongono le loro creazioni.
Prima di tornare in stazione per il viaggio di ritorno non ci facciamo sfuggire l’opportunità di guardare un po’ più da vicino alcune specie animali come l’alpaca, il gufo reale e il barbagianni, accompagnati in paese dagli allevatori della zona.

Alle 18:30, solo dopo aver addolcito, con una cioccolata calda nel bar del paese, l’amarezza di dover ripartire, ci dirigiamo alla stazione.
Il sole ormai è tramontato e dal finestrino di questo magico treno d’epoca il candore della neve lascia spazio al buio della notte.
Non c’è molto da vedere fuori e la nostra attenzione viene catturata allora da un’ultima sorpresa che gli organizzatori ci regalano, tre ragazzi ci accompagnano, infatti, durante tutto il tragitto di ritorno, con suoni e canti tipici abruzzesi e molisani. Uno spettacolo!
Da Sulmona, capolinea del nostro viaggio, torniamo a casa in auto, sicuramente stanchi e un po’ infreddoliti ma con un grande sorriso che ci riscalda il cuore e l’animo, contenti di aver vissuto una giornata emozionante a bordo della Transiberiana d’Italia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il sito dell'autore Andrea Fiordigiglio: andreafiordigiglio.com

 

 

 

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