I boschi dei Monti della Laga in veste autunnale

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I boschi dei Monti della Laga in veste autunnale

foto di Libero Middei e testo di Giorgia Pellicciotti e Libero Middei

Anni fa, mentre studiavo per l’ennesimo esame universitario, mi sono imbattuto in un testo nel quale si affermava che i boschi dell’Appennino Centrale sono pressoché quasi totalmente costituiti da faggete pure. Ovviamente, come accade spesso in natura, ci sono delle eccezioni. Infatti, quel noiosissimo testo sottolineava anche che in alcuni luoghi dell’Appennino si posso ancora osservare dei residui di bosco di abete bianco (Abies alba Mill.). Ciò è la testimonianza che, in tempi passati, grazie a fluttuazioni climatiche quasi regolari, le montagne dell’Appenino Centrale hanno subito frequenti successioni vegetazionali caratterizzate dall’alternarsi di boschi di faggio nei periodi interglaciali e la dominanza invece di abete bianco nei periodi glaciali.

 


I raggi del mattino illuminano i faggi in veste autunnale e la prima spolverata di neve sul Gran Sasso

 

Tutta questa storia, che mi ha sempre affascinato molto, è allo stesso tempo rimasta per molti anni nient’altro che un’interessante lettura nel mezzo della preparazione di uno dei tanti esami. Però, ultimamente, oltre a frequentare i miei amati territori, sempre più sofferenti per la vicinanza della nostra amata/odiata capitale, mi reco sempre più spesso nelle zone dell'Appennino Centrale e ho scoperto i Monti della Laga.

I Monti della Laga, per chi viene da Roma come me, si trovano “dietro” il Gran Sasso, molto più raggiungibili da quando l’A24 è arrivata fino a lì. Si potrebbe aprire un dibattito molto interessante sul danno ambientale e sui benefici che ha comportato la costruzione di questa autostrada, ma ciò che mi preme raccontare è il paesaggio che si attraversa percorrendo le curve della SP48. È questo il frutto di un'interazione millenaria tra uomo e natura, puntellato da piccoli agglomerati di case, in molti casi caratterizzati da un trattore nello "stazzo", una legnaia e un piccolo orto, segni di un identità agro-pastorale che evidenzia un rapporto tra l’uomo e la terra ancora molto stretto. Appena passato Teramo, sembra che il tempo si sia fermato; i continui tornanti della ripida salita offrono la meraviglia di un panorama costellato di faggi nel pieno del loro splendore autunnale, il quale regala alla foresta, che invade le colline sempre più aguzze, sfumature che vanno dal giallo più delicato, al rosso più intenso, sullo sfondo dell'azzurro incontaminato del cielo.

Sotto il sole di un Ottobre mite, continuando ad arrampicarsi lungo gli snodi della SP48, si raggiuge una frazione di Rocca Santa Maria, denominata "il Ceppo", da dove partono tutti i sentieri escursionistici che attraversano la zona.

 


La prateria della laga

 

Incamminandosi lungo uno di questi, si raggiunge un bosco, dove quel vecchio testo universitario che raccontava di una storia millenaria di successioni ecologiche, si concretizza. In esso, infatti, si ammirano faggi e abeti bianchi, quest'ultimi considerati dei relitti glaciali, poiché in un tempo passato in cui il clima era molto più rigido, ricoprivano vaste zone dell'Appennino. Oggi, al contrario, essendo in un periodo interglaciale, l’Appennino Centrale non è climaticamente adatto a far proliferare questa specie. L' Abies alba Mill. si riduce quindi a piccole pennellate osservabili in pochissime località caratterizzate da condizioni climatiche che ne garantiscono la sopravvivenza, ciò crea un’atmosfera primordiale. Quando la prima neve imbianca il Gran Sasso e i numerosissimi fossi ricchi d’acqua si diramano nel bosco e il verde smeraldo degli abeti bianchi contrasta con le sfumature dei faggi in veste autunnale, questo luogo sembra testimoniare per l’ennesima volta l’immenso valore naturalistico e culturale dei boschi della Laga, e più in generale, dell’intero Appennino Centrale.

 


Il relitto glaciale

 

Nei monti della Laga ci sono dei luoghi che a mio parere sono dei veri è propri “hot spot” del paesaggio dell’Appennino Centrale, cioè delle zone che racchiudono l’essenza dell’intero Appennino grazie a particolari caratteristiche. Alcuni di questi "hot spot" in autunno, grazie ai tipici colori autunnali, diventano ancora più unici, quasi da poter essere definiti impropriamente "endemici”, poiché caratterizzano e rendono i Boschi della Laga diversi da qualsiasi altro bosco.

Nascosta fra le fronde, nel cuore del Bosco del Martese, si cela ad esempio la cascata della Morricana, uno dei luoghi più emozionanti dell'Appennino Centrale, con il suo getto d'acqua gelata che precipita fra i faggi colorati.

 


La cascata della Morricana in veste autunnale

 

Invece, salendo di quota, al confine tra la faggeta e la prateria, in località Jacci di Verre, c’è un piccolo bosco denominato Bosco dei "Faggi torti ". È questo caratterizzato dalla particolarissima forma assunta dagli alberi, dovuta alle particolari condizioni climatiche e alla morfologia del terreno, che creano così forme uniche ed irripetibili.

 


I faggi torti della Laga

 

Altro tesoro di questa zona è l'acqua. Se la maggior parte dell’Appenino Centrale è costituito da calcare e dolomia, permeabili alle acque superficiali, i Monti della Laga sono invece caratterizzati dalla tantissima acqua che scorre in superficie, anche nei periodi più secchi. Il terreno di questa zona è infatti formato da depositi arenacei in strati spessi: l’arenaria è una roccia poco permeabile e questo ha portato alla formazione di questo paesaggio tipico della Laga. Tra i fossi più caratteristici c’è il Fosso della Cavata, dominato dalla cima di Pizzo di Moscio e caratterizzato da spettacolari cascate, come l’omonima che si trova proprio a limite tra la faggeta e l’inizio della prateria, quasi a far da ponte tra questi i due habitat.

 


Il fosso della Cavata

 

A chi dovesse chiedermi cosa sono i Monti della Laga, non racconterei solo ciò che ho visto, ma soprattutto ciò che ho percepito. Racconterei dell'alba all'ombra del Gran Sasso, quando i primi raggi di sole imporporano il cielo, nascondendo alla vista le ultime stelle, mentre la severa aria del mattino sferza sulle guance, unico sospiro in quel mare di silenzio. Descriverei il viso dei pastori, le rughe profonde, gli occhi vivi, la scorza dura di chi ha sempre lavorato all'aperto, i loro gesti e le loro parole in mezzo a centinaia di pecore, appartenenti ad una tradizione ormai quasi totalmente dimenticata. Come non ricordare il sapore speciale dei funghi del Ceppo dopo una lunga giornata, oppure gli sguardi insospettiti della gente del posto, preoccupati che qualcuno possa scoprire i loro angoli del bosco dove queste prelibatezze crescono numerose. Narrerei il vento della Laga, la sua voce potente, la sua forza rivitalizzante e invincibile.

 


Il vento della Laga

 

Ma soprattutto, parlerei di Speranza. Quando si arriva al Ceppo, bisogna dirlo, l'accoglienza non è delle migliori: circondati da strutture ricettive pubbliche e private che, o per vicende personali o per una gestione al quanto discutibile, sono in malora, si percepisce un sottile senso di desolazione. Ma, se si fa attenzione, in fondo alla strada da cui partono i sentieri escursionistici, da pochi mesi (dopo quasi 15 anni di chiusura) è di nuovo in funzione un campeggio, che appare a dir poco perfetto per quella zona, con la sua semplicità e accoglienza, con quel suo calore, tipicamente umano. Ascoltando i mille progetti dei ragazzi che lo gestiscono, nonostante i problemi e le frustrazioni con i quali si scontrano ogni giorno, Speranza, è l'unica emozione che rimane, alimentata da rappresentanti di una generazione che sempre più vede come unica soluzione emigrare verso altri paesi, alla ricerca perenne di un lavoro migliore, di una vita migliore. Allora, in questo mio frequente vagare lungo l’Appennino Centrale, ho la sensazione che qualcosa si stia muovendo, che finalmente il paesaggio e la biodiversità dell'Appenino possano diventare il volano per il riscatto di un intera generazione. Ciò rappresenta il ponte tra un’idea di Montagna concepita unicamente come fatica e isolamento e una percezione di essa come un bene da tutelare tramite i valori del rispetto dell’ambiente e del turismo sostenibile. È questo che ricorda l'indissolubile legame fra uomo e ambiente, un legame che può apparire antico, ma che è fonte di futuro.

 


Il campeggio del Ceppo

 

Altre foto dei Boschi della Laga in Veste autunnale:

liberomiddei.it/laga_autunno

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