Scatti Golosi - Montenerodomo, il gusto della fatica

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Scatti Golosi - Montenerodomo, il gusto della fatica

di Fausto Di Nella

Siamo a Montenerodomo tra le montagne silenziose , lontano dalle realtà rumorose delle città, tra paesaggi incontaminati, nel borgo che ha dato i natali al padre di Benedetto Croce, a pochi minuti dal sito archeologico di Iuvanum sito ai piedi del paese, non lontani dal castello di Roccascalegna.
Visitiamo l’azieda Fonte La Sponga per conoscere realtà agricole famigliari che nonostante notevoli difficoltà e con mille sacrifici, mantengono viva l’agricoltura, fungendo al tempo stesso da custode del territorio e delle tradizioni, combattendo lo spopolamento delle aree periferiche

Arrivati all’azienda agricola ad accoglierci c’è la neve che brilla di sole, gli occhi azzurri e il sorriso di Felicetta che con Domenico nel 2000 ha deciso di trasformare la quotidiana autosufficienza dei suoceri in un’impresa del gusto che oggi si estende su oltre 70 ettari tra campi e pascoli per centinaia tra mucche, vitelli, pecore, galline, agnelli e maiali da cui si ottengono prodotti unici per naturalezza e genuinità destinati principalmente al mercato locale e a due gruppi di acquisto solidale di Vasto e Lanciano.

Felicetta ci fa entrare prima nel negozio ed è un trionfo di formaggi e salumi, poi nel laboratorio e mentre ci mostra la corretta preparazione del “Salsicciotto Frentano”, che però nella vicina Torricella chiamano “Sprisciotto”, alcune frasi riescono a distrarmi dai profumi e gli aromi che ci circondano.

“La salsiccia quando finisce, finisce” perché poi quell’autosufficienza dei suoceri a cui tanto si dimostra riconoscente, è ancora viva ed è filosofia di vita. Facile sarebbe comprare agnelli a Natale quando scarseggiano e rivederli come propri prendendosi gioco della fiducia di chi nutre i propri figli dei suoi prodotti.

“In realtà non avrei voluto fare questo lavoro” e scende il gelo nella stanza, “avrei voluto dedicarmi all’allevamento ma mi tocca tagliare e allora non vado più nelle stalle. Non voglio conoscerli”. Ed il significato di queste parole è troppo importante per essere spiegato.

Quindi prima di salire in soffitta per lasciare ad essiccare il nostro salsicciotto, scopro che la “lomma” del maiale è un velo naturale ed elastico con cui è possibile rivestire gli insaccati. Ce ne sono due nel capocollo e da oggi sostituiscono “il sapone” nell’estremo esempio di quanto il maiale sia animale sacro quanto geniale.

Felicetta ci accompagna dietro casa fino alla prima stalla, ad attenderci nel fango ci sono il marito Domenico e sei pastori abruzzesi molto annoiati: ”Servono per difendere gli animali da cinghiali e lupi che si spingono fino davanti alle porte di casa, non ce la facciamo più”. Prima di mostrarci la sua azienda Domenico ci racconta quanto sia difficile la convivenza con gli animali selvatici, soprattutto quando a mancare sono prima di tutto le istituzioni:”Nelle più belle giornate d’estate dalla cima del paese è possibile ammirare addirittura le Isole Tremiti ma il Parco e le istituzioni non si vedono. L’anno scorso per un ettaro di terreno completamente distrutto dai cinghiali ci hanno rimborsato 72 euro, nemmeno la spesa dei semi”. E la mia convinzione è sempre più quella per cui il territorio è di chi lo vive e ancor di più di chi sceglie di viverci, non di chi lo visita.

Domenico ci racconta che ha costruito la prima stalla nel ’97 ma solo tre anni dopo sente di essere diventato davvero un imprenditore agricolo e dalla padronanza e dalla chiarezza del linguaggio con cui si esprime, si capisce subito che non è un “semplice contadino”.

Ci mostra prima la stalla delle mucche e dei vitelli:”Per colpa del tempo adesso devono star dentro e sono tutte sporche, ma dovreste vederle quanto sono belle in primavera mentre pascolano”, e di ognuna ci racconta un aneddoto per descrivercene il carattere. Orgogliosamente ci dice che la caciotta prodotta con il loro latte fa vincere ogni anno riconoscimenti regionali e nazionali a “Fonte la Spogna”.

Quindi l’altra stalla, quella in cui ci sono da una parte le pecore e dall’altra i maiali. Le pecore, la principale occupazione quotidiana di Domenico, siamo ipnotizzati dai piccoli agnelli per quanto sono belli ma in realtà ci spiega:”In natura quando una stagione va male per colpa del tempo, tutti i suoi frutti ne risentono. Quest’anno è piovuto di continuo e perfino gli agnellini non sono belli come quelli dello scorso. E’ tutto un insieme di fattori”. E dice che la stalla delle pecore in questo periodo è molto impegnativa. Da come ci parla l’immagine è quella di un asilo ma anche di un ospedale: deve essere attento ai bisogni di ognuna delle pecore e degli agnellini. E’ come per le mamme troppo giovani e alla prima gravidanza: qualcuna è poco “attenta” ai piccolini e lì arriva lui a non far mancare nutrizione e forse neppure l’affetto.

E’ il turno dei maiali, ah i maiali, che animali stupendi. Ce ne sono una decina: curiosi, sporchi, strani, grossi, vivaci e chi più ne ha più ne metta. Il maiale, il “Re della Stalla” e anche della tavola.

Ci raggiunge Raffaele, il figlio di Domenico e Felicetta, 21 anni e la scelta di vivere a Montenerodomo e di vivere di campagna, di animali e di natura. Finiti gli studi di Agraria, nonostante le insistenze dei genitori, preferisce imparare prima sul campo e poi magari un giorno tornare sui banchi dell’ Università.

Parlando con lui il disagio per le mie lacune in meccanica sono molto più evidenti di quanto non mi capiti conversando con qualche amico ingegnere:”Per il mio compleanno ho preferito un trattore più costoso al cambio dell’auto perché l’azienda è la mia priorità e ne avevamo assolutamente bisogno per lavorare meglio il fieno. Adesso ci mancano ancora poche macchine per soddisfare completamente i bisogni che abbiamo. Se un azienda non investe continuamente nell’ammodernamento, è destinata a morire” .

“Forte” come il padre, “Gentile” come la madre. Un vero giovane abruzzese.

E’ già il momento del pranzo, servito nella genuina ed accogliente sala di casa. Assieme a noi anche la signora Maria, da tradizione vestita ancora a lutto dalla morte dell’amato marito, mi ci siedo vicino e teneramente mi racconta dei suoi viaggi da quando è andata in pensione:”Perché prima solo a Montenero, solo in campagna”. Da allora è stata anche due Torna a casa Gianni, 7 anni e occhi naturalmente azzurri, che parlando della scuola ci ricorda che a Montenerodomo “si fatica”, anche a scuola: è in terza elementare ma di classi ce ne sono solo tre perché i bambini sono pochi, troppo pochi.

Parte così la piacevole chiacchierata tra tutti i commensali tra le difficoltà passate, presenti e future del vivere in quel posto e in quelli vicini. Aneddoti, racconti, conoscenze in comune e qualche sogno tra un trionfo di salumi e formaggi, una quantità incredibile di strepitose sagne al pomodoro e uno squisito arrosto misto buono per un intero esercito.

“Come a casa e meglio di tantissime case”, il racconto di colori, profumi e sapori è superfluo per chiunque abbia mai mangiato nella dimora di una vera famiglia abruzzese. Il pensiero che ricorre è sempre lo stesso:" A Montenerodomo si fatica, si fatica tremendamente a finire il pranzo per quanto è buono”.

Il tempo dell’ultimo amaro e dei saluti, dell’invito a tornare per l’estate e la sensazione è di lasciare casa e dei nuovi amici, la casa dei nuovi amici di “Fonte la Spogna”.

In realtà ci sono anche gli amari al bar paese, ma quella è un’altra storia, altri amici e un’altra fatica di Montenerodomo.


"Il contenuto dell'articolo è il frutto di una personale esperienza di viaggio di chi con queste righe ha voluto rendere omaggio nel modo più sincero e personale possibile alla famiglia, all'azienda e alla comunità che lo hanno ospitato per un intera giornata. Come già successo in occasioni precedenti e sempre nell'interesse dalla cittadina di Montenerodomo alla quale il sottoscritto si sente legato da un rapporto di simpatia autentico quanto all'apparenza inspiegabile." Fausto Di Nella

 

Guardare i nostri territori con occhi nuovi per riscoprirne i valori, intrecciando la cultura rurale e l'identità con la sensibilità dei fotografi è questo l'obiettivo del progetto #ScattiGolosi, un iniziativa organizzata da Paesaggi d'Abruzzo, GAL Majella Verde e la Scuola del Gusto Abruzzo

Si ringraziano gli autori degli scatti: Ivano D'Ortenzio, Giuseppe Cannoni, Bruno Colalongo, l'autore del racconto Fausto Di Nella e l'azienda Fonte La Sponga per l'ospitalità.

 

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