L'Urlo della Majella - Il mio Monte Amaro

L'Urlo della Majella - Il mio Monte Amaro
di Stefania Proietto

E’ passato un mese ormai da quel 3 agosto quando insieme ad un gruppo di amici ho pensato di intraprendere un’avventura: portare un “Urlo” sulla Majella. Di solito quando inizio un viaggio mi preparo con la testa, per le cose da portare faccio un elenco, un lungo elenco, ma per questo viaggio che sto per raccontare solo di quattro cose ho avuto realmente “bisogno”: un sacco a pelo, un giubbotto, una reflex e il “desiderio” di raggiungere la meta.. quella del Monte Amaro 2793 m. Ne parlo ora ad un mese di distanza, ma i momenti che ho vissuto sono talmente vivi in me che nel raccontarveli voglio usare il tempo presente per portare anche voi lettori comodamente seduti sulla poltrona a vivere questa avventura e a seminare la voglia e il desiderio di essere con noi il prossimo anno!

La partenza dal rifugio Pomilio è piena d'entusiasmo, la curiosità ci sovrasta, siamo diversi, ognuno con una storia, che portiamo dietro, come lo zaino che abbiamo in spalla a chi più pesante a chi meno. I nostri sguardi sono rivolti alla montagna, la nostra montagna, la Majella, ma sono rivolti anche a scoprirci, a conoscerci, a scrutare se chi ci sta a fianco sarà in grado di percorrere lo stesso sentiero e sarà in grado di sostenerlo!

Il primo sguardo va alla Mugheta, passarci dentro, immergersi in questo fantastico verde mi fa sentire come parte di essa; lo zaino l’ accarezza e la mia mano impercettibilmente la sfiora, è una bella sensazione, un bel suono. Le voci intorno sostengono quell'aria profumata che ci circonda, in un percorso di un facile pendio più o meno in piano, tutto intorno ha i colori dell'alba, una luce da cogliere con la mia inseparabile reflex.

Arriviamo al fontanile, luogo di ristoro, dove un'acqua fresca zampilla e ci accoglie per prepararci al lungo viaggio!

Siamo pronti... prima salita verso il Focalone!

Il mio pensiero è pieno di entusiasmo per la voglia di salire, inizio a percorrerla e inizio a sentire che il respiro si fa più profondo e più veloce. Infilo delle cuffiette nelle orecchie e la musica accompagna il mio passo, h 2.30 circa per percorrerla tutta...certo, c’è anche chi ha impiegato molto meno tempo. Arrivo! All’anfiteatro delle Murelle, il rifugio Fusco… un silenzio irreale ci circonda, una targa ricorda agli escursionisti il luogo in cui ci troviamo…mi colpiscono le parole : “Vi trovate al margine della riserva naturale di Feudo Ugni…se siete arrivati fin qui amate la montagna, quindi più che nei divieti, confidiamo nella vostra educazione”. Queste parole le ha scritte una maestra! Sono sicura, ma quello che più mi preoccupa è il “…SE siete arrivati fin qui..” in quelle cinque parole è racchiusa una vita e i miei compagni di viaggio lo sanno bene come è stata dura salire sino a quei 2455 metri, per me è una prima conquista ma non ho realizzato ancora ciò che sta per avvenire dal Fusco in poi… ben altra musica sarà quella che sentirò dal Focalone ad andare avanti!

Si riparte, intorno a me non un albero, non un riparo, non un pezzo d’ombra, solo massi, pietre bianche che riflettono la luce dei raggi del sole, bruciano sulla pelle, il mio corpo trasuda di fatica, ma un vento gelido riesce a farmi venire i brividi…

Il cuore batte all'impazzata, la testa inizia a cedere perché la mia mente continua a dire : “non ce la farò...”, ma il cuore si ribella,l'aria è rarefatta, intorno un panorama mozzafiato, lunare, dove sovrasta il silenzio.

Il gruppo si disgrega lo zaino è un macigno , Il respiro è affannato, il corpo inizia a cedere. Non riesco più a documentare quello che vedo intorno, solo il mio silenzio e la mia sofferenza...sarà questo l’Urlo della Majella? Questa salita l’ho voluta affrontare a tutti i costi, perché ho pensato: “può essere che una salita sia più amara di quella che è la vita di tutti i giorni, perché la vita in alcuni giorni è davvero amara, ma poi c’è l’arrivo, e se ce la fai” ho pensato, “quell’amaro diventa un dolce canto…” e allora devo andare avanti… quest’urlo lo devo portare sino in cima! Arrivo al Monte Focalone quota 2676 m, di nuovo la targa:…se siete arrivati sin qui amate la montagna…” che i miei occhi leggono: “se siete stati così pazzi da affrontare tutto questo siete forti e potete amare ciò che vi circonda…

Ad un tratto mi passa accanto Mario... Non so chi sia, da dove venga, so solo che sale correndo... “Sale correndo?” Penso, è un folle... Ma poi la mia testa dice: “lui sale correndo e tu ogni 20 passi ti fermi? Non puoi più tornare indietro,Vai, cammina, non arrenderti!

Non si vede nessuno, siamo in tre, io, Maurizio il mio amico/guida che mi sprona ogni momento a non arrendermi e Fabrizio il mio amico/nemico: amico perché mi ha fatto osservare con occhi diversi ciò che fino a poco tempo fa vedevo solo in cartolina, la montagna; nemico perché siamo in perenne lotta fotografica, a chi fa lo scatto più bello!

Mi hanno tolto tutto di dosso, si sono caricati di tutti i miei pesi: lo zaino, il sacco a pelo, la mia reflex, il mio cavalletto, ho dovuto cedere anche quello; la montagna è gruppo, è condivisione, è sostenere l'altro perché ha bisogno di te.

Altre quattro ore di cammino, non c'è ombra, i cavalli selvaggi, i camosci, immobili da lontano mi accompagnano, non si muove più nulla intorno a me, niente ha vita, perché io ho spento i motori…

non ho immagini da mostrare ma sono stampate nel cervello e nel cuore, ci fermiamo, a strapiombo su un burrone, Il paesaggio è lunare anche qui, “Ma chi ha pensato a questo nome MONTE AMARO...?” Chiedo a Maurizio, “chiunque sia stato ci ha pensato bene a dare un nome così duro: avrà sofferto come me per scalarlo...”.

Si riparte, altre due ore di cammino, non ho portato l'orologio ma il tempo non passa mai. Ecco all'orizzonte Mario,corre anche questa volta; “Mario fermati, voglio sapere chi sei, un marziano, un uomo, un atleta...” non ho fatto in tempo, è diventato piccolo all'orizzonte.
…dai, ancora uno sforzo” che per me equivale ci sono ancora molti passi da fare, Maurizio e Fabrizio mi urlano nelle orecchie: Dai ti vuoi arrendere adesso…non puoi tornare indietro” io a dire la verità mi volevo arrendere, ma non potevo dare a loro questa soddisfazione, e non potevo permettere a me stessa il lusso di dire non ce l’hai fatta!”.

Dopo due colline di pietre, centinaia di farfalle bianche mi volano intorno “la mia reflex!!!...” non ce la faccio, scatto con gli occhi questo meraviglioso spettacolo. Il viaggio continua, un'altra ora di cammino, mi ritorna la forza, “dai sei quasi arrivata...” questo quasi arrivata mi accompagna dal Focalone, ma quell’igloo rosso non riesco proprio a vederlo, quando ormai sembra che la montagna di pietre sta terminando, eccone un’altra da superare.

Ma ci sono, dopo circa h 2.30 di distanza dal gruppo sono arrivata alla meta; appena scollinato, da lontano, vedo un comitato di accoglienza: è per me, è il mio Monte Amaro, perché nessuno mi ha lasciata sola, perché Monte Amaro è lí, solo la testa ti ci può portare...ma un po', anche il cuore... e il mio Urlo è diventato Canto…

Quello che è stato sopra? solo le immagini possono raccontare…un legame forte si è stretto tra di noi. Ci ha legato un sottile filo: la condivisione di un momento indimenticabile, fatto di sorrisi, di racconti della salita, di suoni, un brindisi sotto il simbolo della vetta in nome di questa splendida avventura. Ma il brivido più grande quando Alessandra, Angelo e Filippo hanno tirato fuori dalle custodie i loro strumenti musicali che durante la salita si sono passati a vicenda Paola, Fabrizio, Silvino, Maurizio, Mario, perché la montagna è condivisione e in un modo o nell’altro la musica doveva arrivare in cima… ed è arrivata. Nel momento in cui sono uscite le prime note la musica ci ha immobilizzati, il pensiero è andato oltre. E’ arrivata l’alba del 4 agosto, quando il sole all’orizzonte ha iniziato a farsi vedere, le note volavano nell’aria come quelle farfalle bianche che mi erano rimaste negli occhi il giorno prima di arrivare alla cima…erano quelle, ho pensato, le note di un urlo che è diventato canto! e il ritorno? Un'altra storia…

Grazie Majella Trekker Pretoro e grazie ragazzi per le bellissime emozioni che ci avete donato con la vostra musica!

Stefania Proietto

 

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