La Rava di Ghiaccio

La Rava di Ghiaccio

Monte Amaro per la Rava del Ferro, 20 Ottobre 2010

by Claudio De Grazia

È un luogo isolato e selvaggio, quasi sempre deserto, e sempre differente in ogni stagione… Per raggiungerlo, a seconda dei versanti, si traversano ambienti molto diversi, forre, canyons, valloni e altopiani pietrosi, spesso camminando per chilometri e affrontando notevoli dislivelli, e non di rado si possono incontrare animali selvatici… E, al di là dell’aspetto paesaggistico, della flora e fauna ricchissime, salire a Monte Amaro, specialmente se in solitaria, e magari effettuando una traversata, rappresenta un viaggio interiore pieno di sensazioni intense, e difficili da raccontare… Non è la solita escursione in montagna, è un’altra cosa…

rava del ferro 01

Nei pressi del piccolo piazzale alla fine della strada della Lama Bianca (1498m), segnalato da un cartello in legno (Indicazione: Fonte Persichillo) inizia il sentiero per Monte Amaro. Dal piazzale, al mattino presto, si gode un’ottima visuale sul Morrone mentre emerge dalla nebbia che spesso avvolge la piana sottostante, e nelle giornate più limpide, della catena del Gran Sasso. Il sentiero della Rava del Ferro, insieme alla Direttissima per la Giumenta Bianca, rappresenta una delle vie di salita più brevi a Monte Amaro, anche se il dislivello è di circa 1300m, ma diventa un percorso adatto solo ad escursionisti con esperienza di ambiente innevato, in condizioni invernali, come in questo caso. Arrivando, dal basso, ho potuto osservare la cresta occidentale della Majella imbiancata al di sotto dei 2000 metri, quindi, per precauzione, porto con me i ramponi, non vorrei trovarmi nell’impossibilità di proseguire. Il canalone è esposto a ovest, e diventa piuttosto ripido nella parte finale, non è esclusa la possibilità di trovare tratti ghiacciati.

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Alcune indicazioni per chi non conosce il luogo: Invece di entrare immediatamente nel canalone della Rava del Ferro, si traversa un breve tratto di bosco, fino a trovarsi di fronte ad un masso con segnavia giallorossi (Indicazione: Rava del Ferro) qui si tralascia il sentiero che prosegue verso destra in direzione della Rava della Giumenta Bianca, e si piega a sinistra, prima in piano poi continuando a salire in direzione di una strettoia apparentemente impraticabile (1750m) dove si entra nel canalone, tra pareti rocciose incombenti.

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L’ambiente è suggestivo, e le rocce scure a guardia del passaggio mostrano subito il carattere selettivo e selvaggio della Rava, e non invitano a procedere oltre se non si è dotati di sufficiente esperienza. Non di rado, intimoriscono…

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Questa parte, ricca di fossili, è molto frequentata da animali selvatici: ecco un piccolo branco di camosci che traversa le rocce davanti a me in direzione dei pascoli sulla destra. Superata la strettoia, il canalone, sempre in ombra nelle prime ore del giorno, si allarga piegando leggermente a destra, e sembra dividersi in due rami: si sale a sinistra, si passa sotto un torrione roccioso che si trova sul lato sinistro del canalone a mo’ di gendarme (Torre del Pratuccio, 2336m). In caso di neve, da questo punto (quota 2000m circa) è opportuno usare i ramponi, perché anche con poca neve le basse temperature favoriscono la formazione di ghiaccio, spesso vetrato, ed è sconsigliabile procedere senza. Ed infatti la neve, ancora uno strato sottile in verità, comincia ad esser dura e scivolosa, decido di non proseguire scalinando, e indosso i ramponi, anche per salire con maggior velocità e sicurezza.

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Mentre avanzo, posso osservare uno spettacolo inconsueto e bellissimo: uno strato di ghiaccio trasparente ricopre ogni cosa, dall’erba ai fiori e ai cespugli di mugo, perfino le pietre sono inglobate nel vetrato, che smussa gli angoli e trasforma ogni elemento in sculture di cristallo. Questo spettacolo dura un giorno, mi rendo conto, presto le temperature cambieranno, cadrà altra neve e muterà l’aspetto del luogo. Sono fortunato ad essere qui, oggi…

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Qui il sentiero di salita e le tracce di discesa si confondono, e data l’assenza pressochè totale di segnavia, è consigliabile seguire gli ometti di pietra sempre tenendosi sul lato sinistro fino ad una sella alla sommità del canalone, dove la pendenza diminuisce notevolmente e si prosegue in una conca detritica tra il Monte Pescofalcone (sulla sinistra) e un altopiano dolinico, piegando verso destra e seguendo una traccia che sale a mezza costa. Il fondo ghiacciato mi permette di procedere con buona velocità, il rumore del ghiaccio che si frantuma accompagna ogni passo, per il resto è silenzio, il vento non è forte, solo freddo. Sulla cresta sarà diverso.

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Appena salito sulla dorsale, le raffiche si fanno più intense, la cresta è spazzata… Da qui si incontrano, oltre gli ometti di pietra, i paletti del Parco e i segnavia C.A.I. che conducono alla vetta di Monte Amaro (essenziali in caso di nebbia)… Tutto è incrostato di ghiaccio modellato dalle correnti…

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La croce di vetta (2793m) è visibile solo all’ultimo momento, il rosso interamente ricoperto di bianco, sbaffi di ghiaccio mostrano la violenza del vento da Est, anche il Bivacco Pelino è ricoperto da un lato…

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Faccio una breve pausa, mangio qualcosa al riparo delle raffiche di cui si sente il rumore anche chiudendo la porta, sono affezionato a questo strano manufatto, da poco ristrutturato, dove mi sono riposato tante volte… Molti ricordi sono legati a questo luogo, che ho visitato in ogni stagione… L’ho visto ridotto in pezzi, sporco, con la porta divelta d’inverno e la neve all’interno, ho incontrato ad agosto i volontari del C.A.I. di Sulmona mentre lo rimettevano a nuovo, e dopo una settimana l’ho visto di nuovo imbrattato, i soliti idioti all’opera… Manca un Libro di Vetta, peccato…

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Uno sguardo al panorama, alle vette circostanti, all’altopiano e alle catene montuose vicine, e al mare… Nelle giornate migliori, da qui si vede il promontorio del Gargano… Ma di questo, un’altra volta…

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Riparto, la discesa è veloce, nella conca sotto il Pescofalcone incontro un escursionista tedesco in difficoltà… Sale a fatica scalinando il ghiaccio, non ha ramponi e scivola spesso… Lo convinco a desistere, anche se non manca molto alla vetta, proseguire così è pericoloso e ormai sono poche le ore di luce che avrebbe a disposizione, gli offro uno dei miei bastoncini e lo accompagno nella discesa… In montagna, è così: se incontri qualcuno, ti fermi a parlare, lo aiuti se ha bisogno, e, non di rado, si diventa amici…

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Adesso la discesa non è più molto veloce, pazienza…

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Poco prima della strettoia, ecco di nuovo uno dei camosci incontrati stamane…

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Oggi la Majella era in vena di regali…

Claudio de Grazia

 

 

 

 

Commenti  

 
+1 #6 Valentina 2012-02-12 10:41
Complimenti, mi hai ricordato la mia scalata e faticata di un ferragosto non molto lontano, foto splendide... le ho sentite dentro.
 
 
0 #5 angelo 2011-05-19 18:45
Complimenti ......sono rimasto incantato da questo posto davvero suggestivo !!!
mi sono promesso di tornarci
Ottimi scatti bravo !
 
 
0 #4 Claudio de Grazia 2011-01-26 19:11
Grazie! Altre foto dell'escursione le potete trovare qui:

http://www.facebook.com/album.php?aid=2092446&id=1475042909&l=b99ebc06c2

e qui:

http://www.facebook.com/album.php?aid=2092448&id=1475042909&l=1446602326
 
 
+5 #3 silvia Pacaccio 2011-01-24 21:10
:-) Ciao Claudio... Ogno giorno mi miraviglio di questa terra ricca di cultura, arte,vigne, l'arte culinaria e in più paesaggi come questi sembra un paradiso... Italia millenaria... c'è tanto da conoscere... che non ti basta la tua vita per poter vederla completamente. Grazie.. grazie mille :D
 
 
+1 #2 ANTONIO CORRADO 2011-01-24 20:53
Bellissima!
Grazie.
 
 
+2 #1 Massimiliano 2011-01-24 20:48
"Specie in solitaria" quando non ci si sente mai soli, Affascinante reportage.
 

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