Bivacco al rifugio Bafile (di Alessio Graziani)

Bivacco al rifugio Bafile

di Alessio Graziani

Per me è inevitabile, ogni volta che cammino tra i monti del Gran Sasso, oltre che sentirmi in contatto con la Natura, mi sento in forte relazione con la storia. Forse è solo suggestione generata dalla mia mente per alleviare la fatica ma ho la netta sensazione di camminare nel passato. Questo stato d'animo ha raggiunto il suo culmine durante un'uscita fotografica organizzata dal mio amico Vincenzo Mazza.

L'intento era quello di fotografare la conca del Calderone e la parete est del Corno Piccolo (semplicemente stupenda) senza dormire presso il rifugio Franchetti ma pernottando presso il vecchio e abbandonato bivacco Andrea Bafile (da non confondere con quello rosso, di recente costruzione, posto sulla parete est del Corno Grande). A livello logistico questo ci dava la possibilità di dormire in quota, senza dover scendere dopo il tramonto
per poi risalire prima dell'alba guadagnando, in questo modo, diverse ore di sonno e risparmiando parecchia fatica (siamo tra i 2.500 e i 2.700mt). La proposta è stata talmente stimolante che non ci ho pensato più di tanto e nel giro di qualche giorno io e Vincenzo eravamo già on the road sulla ormai famigliare A24 Roma-L'Aquila!

parete rocciosa del Gran Sasso

Il vecchio bivacco Bafile non è altro che una piccola e bassa stanza (chiamata "ju busciu" in dialetto abruzzese) ricavata in una cavità naturale formata da alcuni enormi massi situati all'altezza della conca del Calderone (tra i 2.600 e i 2.700mt). "Ju busciu" fu costruito nel 1949 (portando i sacchi di cemento in spalla) su idea di Andrea Bafile per creare anche sul versante Teramano del Gran Sasso un piccolo locale da usare nei casi di emergenza. All'epoca sul versante Aquilano era già stata costruita la funivia del Gran Sasso (1934), l'albergo dove fu tenuto prigioniero Mussolini, il rifugio Garibaldi (1886) ed il rifugio Duca degli Abruzzi (1908). Il versante Teramano era decisamente meno sviluppato ed essendo così caro agli alpinisti non poteva essere sprovvisto di un rifugio d'emergenza.

Arrivare al Calderone non è particolarmente difficile, ma raggiungere il bivacco è decisamente più insidioso, soprattutto se ti aspetti un sentiero da seguire e soffri di vertigini come me. Per arrivare bisogna attraversare alcuni ghiaioni decisamente ripidi, accompagnati dal rumore dei sassi che, mentre cammini e affondi i piedi nel ghiaione, rotolano verso il rifugio Franchetti, 300 mt più in basso. Superata questa "formalità" (attività che dovremo ripetere per ben 4 volte) entrare nel "busciu" è stato veramente emozionante: il tempo sembra essersi fermato al 1949, l'aria é stantia e decisamente umida per via della neve che entra dalla piccola finestra e si squaglia durante l'estate. La parte più suggestiva è stata la notte con la piccola porta aperta per far circolare l'aria e la conseguente vista direttamente sulla costellazione dell'Orsa Maggiore!

 

parete rocciosa del Gran Sasso

Figura 1: l'interno de "ju busciu"

A livello fotografico l'uscita non è stata esaltante, soprattutto per via del tempo troppo bello e stabile con conseguente assenza di nuvole e di qualsiasi altro elemento che solitamente contribuisce a creare un'atmosfera coinvolgente. Questo è stato veramente un peccato perché, dal bivacco, la vista sulla parete est del Corno Piccolo è davvero fantastica. Il profilo completo di questa montagna è visibile solamente salendo
più in alto del Corno Piccolo stesso. Dal basso o dal Rifugio Franchetti non si riesce veramente a godere della bellezza creata dalla linea di campanili e torri che formano questa parete e che, seguendo il profilo del Vallone delle Cornacchie, degrada verso il basso. La zona del Calderone rappresenta il punto ideale per poter ammirare questo spettacolo.

parete rocciosa del Gran Sasso

Figura 2: La conca del Calderone e la parete ovest del Corno Grande

parete rocciosa del Gran Sasso

Figura 3: Il lago di Campotosto

parete rocciosa del Gran Sasso

Figura 4: Parete est del Corno Piccolo


Comunque un enorme grazie ad Andrea Bafile e a tutti i ragazzi che 63 anni fa hanno portato i sacchi di cemento a spalla e hanno permesso a me e a Vincenzo di poter alloggiare a 2.650mt sul livello del mare in un in un loft esclusivissimo (dove
neanche Briatore ha mai messo piede) con una vista mozzafiato su una porzione unica e spettacolare del pianeta Terra.

P.S.
Per chi volesse ripetere l'esperienza, assicurarsi bene che ci siano le condizioni meteo giuste. Dovete aspettare  lo scioglimento della neve (fine giugno) e che ci sia tempo buono. Arrivati al rifugio Franchetti avvisate comunque Luca Mazzoleni della vostra intenzione di pernottare presso il vecchio bivacco.


Alessio Graziani

www.lightscapes.it

 

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