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Perchè il Festival

Il festival si propone di portare all’attenzione del grande pubblico il racconto dell’identità rurale delle Terre D’Abruzzo attraverso un programma articolato di attività tra esposizioni, eventi, show gastronomici, laboratori per le scuole e workshop riservati agli addetti ai lavori del mondo della ristorazione e del settore alberghiero.

Il festival vuole essere essere soprattutto una sfida culturale che contribuisca da un lato a rafforzare il valore delle aree rurali e la consapevolezza e la fiducia degli abruzzesi del proprio patrimonio di identità, dall’altro, ad animare il dibattito politico sui temi centrali dello sviluppo delle aree rurali abruzzesi: le comunità di produttori come modello di difesa della diversità agricola; l’agricoltura di montagna e la multifunzionalità come strumenti di presidio fisico e sociale; la qualità del racconto e la crescita dello spirito d’appartenenza come leve della promozione del territorio.

Il festival punta a capire come nasce ed evolve l’identità di un territorio, per coniugare le peculiarità produttive con la valorizzazione dei saperi tradizionali, senza rinunciare né al mercato né all’identità.

Il Format

Conoscere il territorio: le conferenze

I Café Agenda 2016 - Organizzati nei pomeriggi del festival ed introdotti da personaggi di riferimento del settore, saranno momenti di confronto fra operatori del territorio per elaborare proposte sui i temi chiave delle politiche di sviluppo rurale nelle aree interne come la valorizzazione della diversità agricola e l’agricoltura di montagna, il miglioramento della capacità attrattiva delle aree rurali e la multifunzionalità. I risultati saranno approfonditi in un Forum finale con i decision maker regionali per ragionare assieme sull’Agenda 2016.

Ti racconto le Terre d’Abruzzo Show - Uno spettacolo di immagini, suoni e parole per premiare i personaggi che si sono dimostrati capaci, attraverso scatti, video, blog ed opere varie, di produrre un racconto efficace e autentico dell’identità delle Terre d’Abruzzo.

Incontri con gli autori - I migliori libri e video racconti delle Terre d’Abruzzo presentati e discussi insieme agli autori.

Workshop professionali e show cooking - Laboratori didattici diretti a ristoratori e appassionati, per incontrare i personaggi dell’enogastronomia abruzzese (chef affermati, osti e produttori), conoscere la costellazione di biodiversità agricola del nostro territorio, scoprire i trucchi del mestiere e apprendere le curiosità legate alla preparazione dei piatti della tradizione.

Immagini e racconti delle Terre d’Abruzzo

“Ti racconto le terre d’Abruzzo” - Un’esposizione multimediale e multisensoriale, tra video virali e fotografie, dedicata a quanti sono riusciti a raccontare in modo efficace e autentico, l’identità delle terre d’Abruzzo.

“Itinerari nei Gusti d’Abruzzo” - Un fitto programma di presentazioni dedicato ai luoghi emblematici della nostra regione: un viaggio fotografico alla scoperta di paesaggi e natura, borghi cibi e tradizioni.

Book shop Terre d’Abruzzo - Uno spazio espositivo, a cura delle case editrici, in cui è possibile approfondire la conoscenza della nostra regione attraverso importanti pubblicazioni, guide e riviste settoriali.

L’educazione per i ragazzi e le scuole

Tutte le mattine, gli spazi del Festival sono dedicati agli studenti delle scuole superiori e dell’Università.

A confronto con i protagonisti - Il mondo del lavoro sembra “senza voce”: i giovani faticano a trovare spazio e ad interpretarlo, in un cortocircuito che rischia di rompere il dialogo tra generazioni. Alcuni protagonisti dell’enogastronomia regionale racconteranno la loro esperienza a confronto con i giovani: input creativi da mettere a valore.

Laboratori sensoriali - Laboratori tematici per imparare a riconoscere l’identità dei nostri prodotti e dei loro sapori.

Lezioni sulle Terre d’Abruzzo - A lezione di identità, dalla storia di Viteliù alla cucina stellare di Niko Romito.

Cibo e territori

Esposizione e mercato dei Prodotti agro-alimentari - Dalla Ventricina dell’Alto Vastese allo Zafferano di Navelli, oltre 40, fra presidi Slow Food e comunità del cibo provenienti da tutta la Regione, animeranno questa mostra mercato arricchita da incontri con i produttori e spettacoli culinari.

Degustazioni e cene tematiche - La cornice della manifestazione consentirà di programmare delle proposte eno-gastronomiche estemporanee, a cura dei ristoratori di Pescara Vecchia, ed un calendario di degustazioni, per approfondire conoscenza e qualità dei prodotti presenti nella sala espositiva, in compagnia dei nostri produttori.

 

Il contatto con l'Abruzzo interno di Valentina ed Emiliano entra subito nel vivo.
Dopo essersi stupiti della meravigliosa cascata di Zompo lo Schioppo, considerati la pioggia e l'arrivo della notte, trovano rifugio non molto lontano e (come per magia) montano la tenda dentro un rudere di Morino Vecchia.

 

 

Morino Vecchia è un paese abbandonato dal terremoto del 1915, evento sismico devastante che causò 30.000 morti e che distrusse diversi centri abitati della Marsica e dei suoi dintorni. Questo paese, oggi, è ancora nelle condizioni disastrose in cui fu lasciato dopo il sisma, mentre il centro abitato fu spostato più a valle nella frazione Grancia e nella Morino Nuova.

 

 

Nonostante l'abbandono, gli abitanti del luogo nutrono ancora un forte legame per quella collina. I ruderi rimasti raccontano pezzi di vita e i ricordi sono ancora vivi negli occhi di chi li racconta. Negli ultimi anni un gruppo di giovani volontari sta riportando alla luce ciò che è rimasto del vecchio paese, come l'antico forno ancora integro e funzionante, i resti della cripta della chiesa con il suo ossario o, ancora, le vecchie cisterne del vino. A sostenere questi ragazzi è stata tutta la popolazione, ma in particolare Ciafrelli Francesco, detto “Duilio Abbottagneje”, l'unico a non aver mai smesso di vivere questo posto. Duilio, affettuosamente ribattezzato "Sindaco di Morino Vecchia", continua ancora oggi ad accompagnare le pecore al pascolo su per la vecchia collina.

É lui, non a caso, il primo abruzzese che i nostri protagonisti incontrano, colui che con la sua esperienza rappresenta l'animo antico degli uomini di questo territorio. Duilio porta con orgoglio il soprannome “Abbottagneje” in quanto racconta di una generazione e del loro particolare rapporto con gli animali: quando vendevano gli agnelli al macellaio, questi, vedendoli così ben nutriti, domandava se li "abbottassero" di cibo.
“Duilio Abbottagneje”, col cuore gonfio, racconta ai ragazzi del proprio olio (la “Monicella” della Val Roveto un presidio Slow Food) , della sua cura verso la potatura delle piante o, ancora, del suo Montepulciano d'Abruzzo e delle vigne piantate da lui.
In questo episodio, Valentina chiede a Duilio di farle da cicerone accompagnandola nella vecchia Morino. La visita è un percorso nei segni della vita di un secolo fa, i racconti del pastore aiutano Valentina a confrontarsi con il suo viaggio e le parole del "Sindaco di Morino Vecchia" si rivelano come delle perle di saggezza di una tradizione antica, semplice e profonda.

Intanto Gipsy decide di prendersi del tempo per suonare e trova un altro luogo incantato del promontorio, il vecchio cimitero, anche questo abbandonato dal 1915. Gipsy si siede per suonare proprio di fronte alla sepoltura delle vittime del terremoto, quasi a rendere omaggio a quelle vite spezzate, e vi ritrova un luogo che conserva la memoria e la coscienza di una terra che per conformazione è sempre in lento movimento.

 

 

 

We Folk

è un progetto, ideato da Serena Del Prete e Massimo Moca, per valorizzare le potenzialità del territorio abruzzese, rispondendo a quanto chiesto in un bando del Gruppo di Azione Locale (Gal) "Gran Sasso - Velino". I personaggi principali sono l'attrice Valentina Beotti e il blues man Emiliano Liberali, noto come Gipsy Rufina

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