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(AGI) - Avezzano (L'Aquila), 8 nov. - Nell'ambito dei lavori di realizzazione di una linea elettrica tra Avezzano e Paterno, il controllo in corso d'opera, effettuato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Abruzzo, ha portato alla scoperta di importanti testimonianze di epoca romana. E' infatti stato rinvenuto un decumano della centuriazione romana di Alba Fucens, corrispondente all'odierno tracciato di via S. Andrea.
L'asse stradale est-ovest della centuriazione, pur indicato nelle ricostruzioni dello schema che suddivise tutto il territorio di pertinenza dell'antica citta' per consentire le assegnazioni degli appezzamenti ai coloni romani, non era mai stato individuato e documentato; il tratto piu' lungo rinvenuto, di circa 20 metri, e' costituito da un piano realizzato con ciottoli, terra battuta e frammenti laterizi di piccole dimensioni. I successivi innalzamenti della strada, fino al rifacimento in pietra degli anni Cinquanta del Novecento, hanno preservato questo importante segmento della viabilita' di epoca romana che, mantenuta nel corso dei secoli, costituisce uno dei segni piu' evidenti del paesaggio antico.
L'esistenza di proprieta', con accesso lungo la strada, e' stata confermata da un muro di recinzione messo in luce per un lungo tratto; i numerosi frammenti ceramici e laterizi nei campi adiacenti lasciano ipotizzare la presenza di un insediamento rustico, come altri rinvenuti in vari settori dell'agro centuriato di Alba Fucens. Infine, una sepoltura di giovane adolescente e' stata recuperata sul fondo della trincea; la tomba "a cappuccina", con cassa e relativa copertura a spioventi in tegoloni, costituisce un valido indicatore della presenza di un altro insediamento nelle vicinanze, sulla base della consuetudine di seppellire i propri congiunti nei pressi della villa, trattandosi di un ambito extraurbano. I resti venuti alla luce, adeguatamente protetti e conservati al di sotto della viabilita' moderna, sono importanti elementi utili alla ricostruzione dell'antico assetto territoriale dell'area fucense e forniscono preziose indicazioni per l'azione di tutela della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Abruzzo. L'assistenza alle operazioni di scavo e' stata effettuata dagli archeologi della Cooperativa Limes e della soc. Aevus Archaeology di Avezzano; la collaborazione con la ditta esecutrice dei lavori ha consentito la conclusione degli stessi nei tempi prestabiliti. (AGI) Com/Ett

abla fucens

di Marco Ciaffone


Il lago di Secinaro (foto di Vittorio Palma)

Non ho mai visto così tanti miei compaesani immergersi nella lettura di un libro che affondasse le sue radici fin dentro il cuore più profondo della storia della loro terra. Il libro in questione è "Polvere di Lago", lavoro di Francesco Proia, giovane originario di Luco dei Marsi. Leggendolo ho capito perché. Il dosaggio tra le ricostruzioni sulla storia che ha preso vita nei secoli sulle sponde del lago Fucino, fino ad arrivare al suo prosciugamento, e un intreccio narrativo che lascia largo spazio alla fantasia senza mai perdere un'aura di verosimiglianza sembra quello giusto, mentre una prosa piana e lineare permette ad un pubblico molto vasto di avere accesso ai costanti riferimenti al vissuto della Marsica.

Un vissuto che diventa un puzzle la cui ricostruzione viene affidata alle vicende di Alessandro, giovane universitario romano che si trova a vivere il momento più tragico della storia recente dell'Abruzzo, il terremoto aquilano del 2006. Spetta a lui, e alla sua fortuna, il compito di effettuare un ritrovamento archeologico che lo rende in poche pagine l'impersonificazione di un legame che dura da millenni, quello tra Roma e il Fucino. Il mistero che si apre attorno al ritrovamento porterà in breve Alessandro proprio a Luco dei Marsi, a ridosso del Bosco sacro della Dea Angizia venerata da quel popolo antico che si meritò, sul campo, il rispetto della Roma imperiale.

La prima parte del libro è così densa di ritratti su un patrimonio storico che viene troppo spesso ignorato e sottovalutato dagli stessi marsicani; dal tesoro archeologico di Alba Fucens al sogno del prosciugamento del lago testimoniato dai Cunicoli di Claudio fino al filo rosso che lega le antiche guerre sociali dei popoli italici a Fontamara, ogni singolo elemento del territorio viene messo a sistema testimoniandone con fatti e personaggi l'importanza storica che riveste. Un approccio che raggiunge il picco nella narrazione della seconda opera idraulica più importante della storia dell'uomo, il deflusso delle acque del Fucino nel fiume Liri e l'emersione delle terre che sono ora il cuore pulsante dell'economia agricola marsicana. Il percorso che porta dalla canna da pesca ai trattori è dipinto come l'impresa tentata da molti e riuscita solo ad uno: il principe Alessandro Torlonia.



L'anfiteatro di Alba Fucens (foto di Vittorio Palma)

Il tutto si mescola alla parte romanzata, alla storia creata da Proia, che nella seconda parte dal libro innesca un climax di avvenimenti che si incrociano e sono destinati a risolversi, come nei migliori romanzi, solo al termine. Mentre nella mente del lettore appaiono luoghi conosciuti da una vita ma mai visti in una luce così particolare e affascinante.

Dal libro viene fuori senza dubbio l'attaccamento dell'autore alla storia del suo territorio e la speranza che essa possa diventare presto una risorsa e non un rimpianto a tempo indeterminato per un tesoro non valorizzato. Di sicuro, con la sua opera, ha contribuito non poco a far compiere alla Marsica un passo verso questa direzione.

 


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