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(AGI) - Pescara, 26 mag. - La prestigiosa casa editrice inglese Bradt Travel Guides
ha dedicato alla regione Abruzzo il primo titolo italiano della sua collana turistica.
La pubblicazione, interamente in inglese, sara’ distribuita dalla stessa
Bradt in Gran Bretagna, nelle principali librerie americane,
in tutte le nazioni anglofone e nel resto del mondo in lingua inglese.
Il volume turistico sull’Abruzzo, realizzato per la prima volta da un soggetto commerciale,
e’ stato presentato ieri nel corso di una serata promozionale alla stampa specializzata britannica,
nella sede dell’Istituto italiano di cultura a Londra, in collaborazione con Enit, Aptr e
lo stesso Istituto italiano di cultura.

Durante la presentazione della guida e’ stata lanciata anche l’idea di un concorso aperto alle riviste
inglesi di settore, che mette in palio per i vincitori una vacanza in Abruzzo.
I soggiorni sono stati classificati in quattro prodotti turistici particolarmente apprezzati dagli inglesi.
L’incontro con i giornalisti specializzati - tra le testate presenti l’”
"Independent on Sunday", "The Indipendent", "British italian society" - si e’ concluso con una degustazione
dei prodotti tipici abruzzesi offerti dall’azienda "Terre del Gusto", e con la proposta di piatti tipici
preparati dagli chef Gabriele Marrengoni e Mauro Angeloni
ed i loro staff.

Giovedì 09 Settembre 2010 06:21

In Abruzzo sulle orme del lupo

L’ Abruzzo per le vacanze? Sì ma non al mare, nella natura, quella vera, dei parchi, a vedere gli animali liberi e soprattutto lui: il lupo appenninico.

La nostra vacanza di campeggiatori è iniziata valutando tutti i camping della zona di Popoli, per poi sceglierne uno sul lago di Scanno, relativamente vicino al paese, con buone piazzole fornite di elettricità, fontanelle per l’acqua lungo i viali, servizi discreti ma docce un po’ vecchiotte, comunque acqua calda libera e sempre presente. Non carissimo 29€ al giorno a piazzola per tre persone, accettano gli animali: i cani pagano 1,50€ al giorno, i gatti nulla.

Il vero scopo del viaggio era vedere la natura abruzzese selvaggia, libera e protetta; oltre agli innumerevoli boschi verdi, ai pini, ai lecci, gli animali: il lupo , l’orso , la lince e poi volpi, ricci ecc, senza dimenticare il cane simbolo di tutto l’Abruzzo il Pastore Maremmano Abruzzese, bianco e maestoso, che accompagna le pecore al pascolo, unico vero e soprattutto legale nemico del lupo appenninico.
Il lupo appenninico, già, un animale così odiato dall’uomo ridotto quasi all’estinzione e salvato in questa regione di parchi, protetto e amato da chi come i ragazzi della cooperativa Il Bosso ci ha permesso di vederlo.

E’ infatti possibile vedere questo splendido mammifero presso la Cooperativa Il Bosso c/o Centro visite fiume Tirino Via Gramsci 65022 Bussi sul Tirino (PE) tel 0859808009 o e-mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. o www.Ilbosso.Com
Tramite la cooperativa si entra infatti nel Centro visita del lupo, in località Impianezza nel comune di Popoli, il centro è di proprietà del Corpo Forestale dello Stato ed è gestito dalla cooperativa.

Nella prima parte della visita si conosce la biologia e l’etologia del lupo, poi s’impara a conoscere i diversi ululati e poi tramite alcune videocamere situate nel bosco si iniziano a vedere i lupi da lontano, a questo punto inizia la visita presso i recinti dove si vedono dal vivo caprioli, cervi, mufloni, daini, cinghiali e alla fine gli splendidi e timidi lupi. Di cui un siberiano col manto candido gli occhi profondi e scuri e circa dieci appenninici, più piccoli, marroncini con gli occhi giallo verde penetranti.

E’ impossibile descrivere l’emozione di vedere tutti questi animali che vivono in recinti molto ampi, liberi di muoversi, senza assolutamente dare l’idea di essere dei poveri animali in gabbia. E’ possibile vedere gli animali solo attraverso feritoie situate a diverse altezze, in questo modo gli animali non sono disturbati e conducono un comportamento assolutamente naturale.

Si può anche visitare un piccolo ospedale per volatili del Corpo Forestale dello Stato dove sono ospitati alcuni rapaci finché non sono completamente guariti e quindi in grado di vivere autonomamente .

Durante il percorso le guide spiegano tutto sugli animali e spesso come nel nostro caso con Fabio aiutano a capire tutte le curiosità del bosco.

Il percorso dura in tutto tre ore ed è bene prenotarlo per essere sicuri di poter fare la visita, è in piano a parte una leggera salita per andare ai recinti dei lupi.

Merita veramente la visita sia che vi interessino gli animali sia che vi interessi un escursione diversa e affascinante.

Nei giorni successivi abbiamo visitato L’Aquila bellissima città, Navelli col suo prezioso zafferano,il Gran Sasso, Sulmona con i suoi confetti buonissimi, da acquistare nella fabbrica dove c’è il museo del confetto, gratis da visitare, Civitella Alfedena, le gole del Sagittario senza dimenticare i paesini come Frattura, sopra Scanno che è stato distrutto durante il terremoto del 1915 e ricostruito poco più in là, Anversa con le sue stradine in cui fate attenzione perché non passano due auto insieme quindi attraversatela con prudenza e sperate che non passi l’ autobus se no... Marcia indietro! Per ultimo ma forse il più turistico il paese di Scanno con dei deliziosi negozietti,e le vecchiette vestite con gli abiti tradizionali a filare sulla porta di casa.Vi consiglio di visitare il piccolo negozio La bottega di Grazia dove potrete trovare veramente di tutto, souvenir, lavori al tombolo, cartoline, e dove la gentilissima proprietaria crea magliette con disegni che si desiderano scegliendoli sul catalogo. Inutile dire che ho comprato due magliette con i lupi, ma ce ne sono tante altre con orsi, cervi, cavalli, linci e tutta la fauna abruzzese.

Questa regione ci ha piacevolmente sorpreso, le persone sono gentili e cordiali, abbiamo trovato ciò che desideravamo, soprattutto io cioè l’incontro con il lupo. Nel momento in cui mi ha guardato mi è entrato nell’anima, ho visto nei suoi occhi la curiosità e un po’ di timore ma per fortuna non la paura di chi sà di avere solo nemici, per fortuna in Abruzzo il lupo ha tanti amici che si operano costantemente per difenderlo e farlo conoscere.

fonte

LAMA DEI PELIGNI (Chieti). Nei giorni scorsi è stato presentato a Lama dei Peligni, nel Parco nazionale della Majella, il progetto Life "Coornata" (Life09 NAT/IT/000183 "Development of coordinated protection measures for Apennine Chamois (Rupicapra pyrenaica ornata) per la tutela del camoscio appenninico. Il progetto, realizzato grazie ai finanziamenti Ue di Life+ (3.142.000a euro di cui 2.262.000 cofinanziati dall'Ue), prevede una serie di attività  per migliorare la qualità della gestione della specie, per comprendere le cause e contrastare le criticità presenti nella popolazione originaria ed incrementare la presenza del camoscio nei siti individuati dall'Action Plan del ministero dell'ambiente. Per la prima volta le attività saranno sviluppate in maniera congiunta e coordinata da tutti i parchi dell'Appennino centrale interessati dalla presenza, anche potenziale, della specie: i parchi nazionali di Abruzzo Lazio e Molise, quello dei Monti Sibillini, quello del Gran Sasso e Monti della Laga, il Parco regionale Sirente Velino ed il Parco nazionale della Majella che è il beneficiario-coordinatore del progetto Life+ che vede come partner anche Legambiente, che si occuperà specificamente della comunicazione, delle attività di educazione ambientale e di diffusione del progetto, con il supporto istituzionale delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche, Molise ed Umbria.

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Fabrizio Di Meo - Camoscio d'Abruzzo, fotografato sulla cima del monte Meta, 2242 metri.

Quotidiano inglese si sofferma anche su paesi, cibo e vini

(ANSA) - PESCARA, 22 NOV - Le piste da sci dell'Abruzzo, i suoi vini e il suo cibo finiscono sulle pagine del quotidiano inglese ''The Independent'' in un articolo intitolato ''Sciare sulle piste segrete d'Italia''.

Il giornale britannico, in un lungo reportage, viaggia tra paesi come Roccaraso e Ovindoli (L'Aquila) e localita' quali Campo Felice e Campo Imperatore, facendo sosta nelle enoteche e nei ristoranti tipici.

Riportiamo parte dell'articolo originale tradotto :

 

 

"La regione Abruzzo si trova nel centro Italia, occupa 130 chilometri della costa adriatica. Nell'entroterra, l'Appennino sale fino ad un'altitudine di 3.000 metri che garantisce forti nevicate ed una stagione sciistica da Dicembre ad Aprile. E tutto questo a due ore dagli aeroporti di Napoli, Roma e Pescara.


Roccaraso è di gran lunga la più grande delle aree sciistiche abruzzesi, con oltre 120 km di piste, ed è a circa 90 minuti di strada da Napoli. E' anche la località più affermate d'Abruzzo, e festeggia il suo centenario quest'anno. (una curiosità a cui gli appassionati di sci possono essere interessati è sapere che è stata la seconda località in Italia, dopo Cortina d'Ampezzo, ad installare una seggiovia.)

Il paese di Roccaraso si trova a 1.250 m, circa 5 km dalle piste, gli ospiti che scelgono di rimanere lì possono accedere alle piste da sci utilizzando i  frequenti
autobus. Tuttavia, è possibile anche soggiornare negli hotels alla base di alcuni degli impianti di risalita presenti - Pizzalto, l'Aremogna o Monte Pratello - e godere del beneficio di sciare fino alla porta dell'Hotel.

foto sciatore su neve fresca da monte rapina


Per me, la colazione con le paste fresche ed il caffè nell'Hotel di Pizzalto sono state superate solo dalla vista al di fuori del cielo limpido e azzurro che brillava sulla neve bianca. Avevo atteso con ansia questo momento per qualche tempo, curioso di sciare così a sud in Italia."

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Jo Malcolm, (the only) Scottish resident in L’Aquila since 1983, English teacher, translator, writer. Has spent various periods away from L ‘Aquila in various places including Krakow, Rome, Edinburgh and Istanbul. Latest trip was in India this spring for two months.  Mostly interested in chatting and listening as she travels about. Currently freelancing as English lecturer in northern Italian university, and about to start teaching again in L’Aquila and Rome.

Before I came to Abruzzo, I was living in a not very attractive rented flat in St Andrews,Scotland, with my friend Babs. I hated my teaching job in a local secondary school, and she hated her housekeeping job in a local golfers’ hotel. Our shared- and urgent- ambition was to change our situation as soon as possible and so evenings were spent happily drinking wine together and planning our new lives.

Mine came sooner than expected. After a particurly rain-swept windy Scottish east-coast day with 2F, 3G and double 4E, followed by ten minutes of vapid chitchat in the staffroom, I picked up a novel in the school library, Love and Strife in the Appenines. Its cover had a photo with a blue sky of some old rocky village teetering on an unlikely mountain top and I was immediately enthralled.The story was set in Abruzzo, Italy. I had never heard of it, but it looked beautiful. I also liked the idea of love and strife (which turned out to be just as well).

That little book led me here.

I lived in L'Aquila for fifteen years, left for other adventures and travels, bought a house there, left again, and again returned not so long ago. The following is a little story about my return, and it explains some of why I have come back:

I drove out of L'Aquila and up the steep pot-holed road . Stray dogs slouched past, pawing beside the unemptied rubbish skips, and shreds of plastic bags tumbled and tangled in the stubble fields. The Gran Sasso was quite far ahead, the entire block visible. I could see my house, still vulgar in its salmon pink, and almost hidden now among a growing clump of unharmoniously-grouped new houses. But it was pert and proud and defiant, when half the town had been broken by the earthquake.

I unlocked the door, looked round, noticed a glass had been knocked over, and the rest was untouched.

"Anna, Anna!"

My neighbour Giuseppina was skipping around excitedly at the window, thin and intense and girl-like. Her eyes were bright with excitement.

I'm so glad youre here again, we knew youd be worried! You cant possibly sleep in your place, and certainly not on your own .Come and sleep in our tent. There are still tremors. Come on, come on.

I could have wept at her warmth and concern and neighbourliness, and felt the gentle comfort of belonging.

Giuseppina insisted that I had lunch with them and ushered me warmly into her home and kitchen.
The stout wooden table was set with flat plates, ironed cotton napkins, water jug, unmarked wine bottle, glasses.
The room had white walls, with a huge flatscreen tv attached full length along one of them, rustic furniture, pine.
The tiny mother fussed around, dressed in black, rosy-cheeked, white-haired and beady, bird-eyed, voice high pitched with excitement. I gave her a little present from the north of Italy and she was so touched she cried.
Quips were exchanged in dialect and I marvelled not for the first time at being Scottish and from a completely different world yet welcomed and able to contribute and understand and laugh with them all. A few family members were there, hospitable and kind.
Giuseppina was dancing around, high as a kite, and Margherita had come in from Rome, strong Roman accent, pezzo di pane and clever and funny too. We were all gathered together, cosy and safe and well fed, and so cheerful and lively that again after so many years, I was touched by the warmth and generosity and lack of pretension that I have seen in many Abruzzese people, and nowhere else in my many travels.


Jo Malcolm

Domenica 05 Febbraio 2012 08:20

Abruzzo nel cuore!

In libreria il nuovo libro di Sergio Scacchia dedicato a noi che viviamo nella regione più bella d’Italia!

Ecco il terzo libro di Sergio Scacchia dopo le fortunate esperienze di “Silenzi di pietra” e “Il mio Ararat”.
Questa volta il viaggio è veramente alla portata di tutti e si sviluppa dal vastese, attraverso la costa dei Trabocchi, le valli del Pescara e dell’Aterno, transitando negli altopiani aquilani che ricordano atmosfere asiatiche per giungere infine nel teramano, tra mare e montagna.  
Il reporter dedica un libro all’Abruzzo verde e alla sua gente, una terra, scrive, nata quasi da un ordine cartesiano, che ti culla spingendo un’altalena di emozioni, sentimenti, accompagnandoti lì dove puoi perderti nella bellezza.

Come nasce, chiediamo all’autore, questo grande spot per il proprio territorio?

“Un paio di anni fa grazie a Luisa, una bella donna italiana residente a Londra, mi sono imbattuto nella guida inglese dedicata all’Abruzzo, edita dalla famosa casa editrice Bradt Travel, specializzata in turismo.  
Nello stesso momento, sotto l’ombrellone per ripararsi dal sole ferragostano, la dolcissima amica mi traduceva il bell’articolo del Daily Mail dell’opinionista anglosassone Amanda Plattel, una delle penne più apprezzate d’Inghilterra.
Era una celebrazione della nostra regione, una terra, la nostra, permeata dalle atmosfere del sabato leopardiano e dal retrogusto tipico dei quadri di Monet.  
La reporter d’oltre Manica si diceva incantata dall’Abruzzo e dai suoi sapori, descrivendo minuziosamente colori, profumi, prelibatezze e luoghi da visitare.
L’opinionista si scopriva affascinata non solo dai paesaggi naturali, ma anche dai tradizionali casali che li costellano, con i pensili di rame e le ampie terrazze e dalle chiacchierate ricche di gesti con gli anziani del luogo. Diceva che la beatitudine è uno stadio dell’anima che qui da noi si può raggiungere mangiando un panino con pomodoro e prosciutto appena affettato, sorseggiando un liquore nei piccoli bar.
Allora mi sono detto che anch’io dovevo aprire il cuore e la penna ha iniziato a scorrere da sola. Perché l’Abruzzo è davvero una celebrazione della famiglia, della festa, del buon cibo e del vino puro. E ha la capacità di trasformarti”.

Scacchia definisce la regione verde, una terra dai mille colori, fatta di cime umane, di colline ubertose, di mare blu cobalto, di storia millenaria, di arte infinita, dov’è possibile trovare la dimensione selvaggia lì dove si fa largo a un passo da noi, vicino a un’autostrada, un paese, una città.
Bussi con i suoi stabilimenti dai solventi distruttivi seppelliti sotto terra, il petrolio che ciclicamente torna a farci paura con incubi di piattaforme e insediamenti chimici, cementifici che incombono sul verde e sulla storia millenaria di siti archeologici, maledetti terremoti, tutto sembra congiurare da anni contro l’Abruzzo.     
Eppure questa terra meravigliosa, come novella Araba Fenice, risorge sempre, dice Scacchia, dalle sue ceneri offrendo ancora il fascino antico di esistenze eco compatibili.
È lo spaccato più vero di un’Italia selvaggia popolata dall’orso marsicano, dal camoscio “più bello del mondo”, dall’Aquila reale e il lupo appenninico.

Il Conte Grande solcava placido la vastità dell'Atlantico, sicuro di sè. Erano ormai trascorsi diversi giorni senza avvistare le coste.

In alto mare si perde la nozione del tempo e quella dello spazio, ci si sente strani.

Era partito dal porto di Genova nel freddo gennaio del 1938, con destinazione Buenos Aires. Era un’altra traversata del gigante della navigazione italiana che trasportava, tra le altre cose, i sogni di centinaia di immigrati che si ammassavano ansiosi e disorientati in terza classe.


Una famiglia abruzzese, in realtà una parte di essa, lasciava alle spalle la sua terra natìa dalle dolci colline affacciata sull’Adriatico.


La madre, piccola e forte allo stesso tempo, andava a trovare il padre della famiglia, già stabilito nell’ argentata pampa insieme al figlio maggiore.

Padre e figlio, facendosi strada a fatica, con le mani talentose di artigiani calzolai. La madre portava con sè il resto della prole: tre figlie di quindici, diciassette e diciotto anni e due maschi più piccoli. Uno di loro con i postumi implacabili di un poliomielite precoce, che la vita metterà alla prova, più di una volta, per mostrarne la sua tempra d’acciaio; l'altro, con il richiamo della fede che ormai gli esplodeva nel cuore.

La vita di bordo non era facile, il vitto era normale e i divertimenti non erano certo svariati come in prima classe. Le donne del gruppo cucivano a mano, ricamavano, cantavano e intrattenevano i bambini.


A volte, appoggiate alla ringhiera, mentre guardavano i tramonti sul mare, si permettevano di sognare e di pianificare, anche quando il loro avvenire era incerto.


Erano belle, quelle giovani donne. I geni di Maria e di Ottavio avevano giocato bene la loro partita. Le loro figure erano snelle, non tanto alte, dalla vita stretta e avevano i capelli lunghi e castani. Erano simili e diverse allo stesso tempo. Delicate e femminili, non evidenziavano in loro il duro lavoro della campagna. Parlavano bene l’italiano, lasciando da parte il gergo del chiuso dialetto locale. Attiravano l'attenzione quando passeggiavano a braccetto sulla la coperta della nave, indossando abiti belli, prodotto del loro ingegno e di ardue economie, perché erano abituate a farli accuratamente rivelando ciò che sarebbe poi diventato il loro modo per guadagnarsi da vivere.


Guardarle risultava inevitabile. La madre le seguiva da vicino, ma si fidava della virtù delle sue donnine.


Quando i ragazzini della prima o della seconda classe, si avventuravano nella classe inferiore (non accadeva mai viceversa), interrompevano la baldoria per veder passare le piccole italiane, senza che potessero minimamente sospettare ciò che causavano .


I marinai e il personale di bordo erano a volte molto audaci, intercalavano fischi con complimenti in diverse lingue.

Ma chi era veramente affascinato da loro era il capitano.

Il vecchio lupo di mare, dalla barba canuta, i capelli bianchi, gli occhi tinti dell’azzurro del mare e con la divisa immacolata, traboccava di gentilezza e di cortesia quando le incontrava per caso sulla sua nave. Lo faceva con rispetto, con un’aria al tempo stesso paternale e seducente, meravigliato della naturale eleganza e grazia delle giovani donne. Era stupito dalla gioia e dal candore con cui parlavano, evitavano infatti accuratamente di farlo in dialetto per non essere oggetto di burla, secondo le istruzioni del loro orgoglioso padre.


Furono tantissime le conversazioni sostenute in coperta tra il capitano e le ragazze, era lui che le faceva ridere con aneddoti presi dai tanti anni in cui aveva solcato i mari. Era italiano del Nord, secondo quanto mi raccontò mia madre molti anni dopo. Veneziano.


Con nostalgia mamma ricordava il viaggio insieme alle sue amate sorelle, alla nonna e agli zii. Tra i ricordi degli scali nei diversi porti, del mal di mare, della nausea, di tramonti con il sole che si spegne sull’Atlantico, di vicende familiari, di timori di quello che li attendeva o no, sorgeva sempre l’evocazione affettuosa del vecchio capitano del transatlantico che li aveva portati dall’Italia.


Per lui, loro furono in quel viaggio, e così le chiamava, le sue tre stelle marine



María Rosa Infante Concistoro Di Iulio

(traduzione: Alberto Matteo Bertellini)

scheda sanitaria de mia madre: Transatlantico Conte Grande, destinazione Argentina

Scheda sanitaria de mia madre: Transatlantico Conte Grande, destinazione Argentina

Oggi è Natale ed ho pensato di raccontare e codividere con tutto il gruppo una bella storia legata ad una foto di un nostro tipico dolce natalizio.
Il 17/12 ho condiviso sulla bacheca della nostra community la foto con ricetta dei Caggionetti pubblicata dagli amici di Terra dei Trabocchi:




Dopo aver pubblicato la foto abbiamo ricevuto quasi contemporaneamente un messaggio dall'Argentina:

María Rosa Infante (18/12/2012)

Ciao, Alessandro !
Volevo raccontarti .... stamattina mi sono svegliata, comincio a vedere le novità su FB .... un pò malinconica, sará perche' piove, è lunedì, arriva Natale ed uno si sente più sensibile e ci manca sempre qualcuno ..... ed al improvviso vedo nella tua pagina Paesaggi d'Abruzzo.... (ormai amatissima per me ..!) ... la ricetta dei caggionetti !!!!!! 
Devi credermi se ti dico che ho pianto perche non ricordavo questa bontà che mia madre faceva quando ero piccola. 
Adesso il menu di Natale è a volte piú soffisticato, però questi sapori sono indimenticabili !!!!
Solo questo, che ringrazio il "GOLPE DE MEMORIA". Per un attimo ho avuto la mamma con me !!!
Presto cercheró di farli 
Un caro saluto, buona giornata ..

María

ed uno dal Canada:

Messaggi che mi hanno colpito e che mi hanno reso felice, non è mai facile prevedere le emozioni, le senzazioni, i ricordi che una foto può trasmettere nelle altre persone.
Ci sono tantissimi emigrati all'estero che ci seguono e le vostre foto spesso riescono a trasmettere forti emozioni che viaggiano in pochi istanti nell'altra parte del mondo.
Con Maria ci conosciamo già da un po' di tempo ed abbiamo pubblicato sul nostro sito la storia di emigrazione dall'Abruzzo all'Argentina della sua famiglia: Tre stelle marine.. destinazione Buenos Aires. E' sempre un grande piacere ricevere i suoi messaggi dall'Argentina e questa volta ,con il suo permesso, ho pensato di pubblicarli e condividerli con tutti voi:

 

María Rosa Infante (18/12/2012)

"E' vero che tutte le immagini sensoriali hanno il potere di svegliare ricordi in noi .... una foto, un sapore, un'odore, una musica !!!
Io sono molto sensibile con queste cose, sopratutto con quello che si riferisce alla mia amata terra lontana (la sento come "mia").
Immagino la emozione del signore Peter ... ti ripeto per me è stata grandissima, in questi giorni prima di Natale cercavo di ricordare il nome e non usciva non usciva ti giuro ... ed oggi (ieri) vedo la ricetta. 
Non c'è bisogno di dire che non è solo la ricetta ... tutto quello che mi fa sentire e come mi fa viaggiare nel tempo.
Nella mia città c'è una grandissima comunità abruzzese.
Sono felice se il mio messaggio ti ha fatto bene, a volte le piccole cose anche se vengono da lontano e virtualmente, ci fanno benissimo !!!!

María"



María Rosa Infante (21/12/2012)


"Ciao Ale ...
Ho recuperato una "foto" della mia infanzia, grazie alla tua pagina !!
Li ho fatti ieri .... non immagini che gioia a casa mia !!!
Ancora .... grazie"

I CAGGIONETTI ? !!!!!!!!!!!!

I caggionetti .... un viaje a mi infancia, a la modesta pero cálida e increíble cocina de mi madre. 
Un sabor que mis hermanos deben recordar, porque la vieja los hacía en cada Navidad. 
No había puré de castañas, era un lujo, así que .... harina de garbanzos, chocolate, vino cotto y nueces !!!!
Hacía ella la masa, todo un acto de amor. 
Esta foto de mi memoria la recuperé gracias a mi amada página Paesaggi d'Abruzzo. 
Si supieran qué cosa más ricaaaaa !!!!!!!!




Un caro saluto a tutti coloro che ci seguono da lontano e buon Natale a tutto il gruppo!!
E mi raccomando quando postate foto culinarie mettete anche le ricette! :-)

Alessandro

Ad attrarre l’interesse di una delle più prestigiose riviste di scienze naturali al mondo è stato il caratteristico laghetto del Sirente che da anni sta destando la curiosità di studiosi e scienziati. Un interesse che si è concretizzato anche in un premio “Il meteorite d’oro”, dalla presunta origine meteorica del laghetto, appunto. Ipotesi surrogata dalle testimonianze storiche che riconducono il laghetto al meteorite che ispirò la conversione dell’imperatore Costantino. Le riprese sono state eseguite da tecnici e registi del network inglese Tv6, incaricati di produrre un documentario, della durata di un’ora, per il National Geographic.  

Il trailer del documentario dal titolo “A cavallo tra scienza e leggenda” è visibile sul sito di National Geographic al seguente indirizzo

Anno 312, Valle Subequana: all'improvviso un antico culto pagano scompare, le catacombe si riempiono di morti, un villaggio viene abbandonato.  Contemporaneamente a Roma, l'imperatore Costantino si converte al cristianesimo. Una serie di eventi che potrebbero avere un'unica spiegazione: «la storia del meteorite che ha cambiato il mondo». Nasce sotto questi auspici il documentario. Mesi di riprese per indagare il mistero conservato sotto pochi centimetri d'acqua che nascondono la controversa origine del laghetto del Sirente. Un dilemma che va avanti da anni.
Tutto ha inizio nel 1990, quando il geologo svedese, esperto di crateri da impatto, Jens Ormo, notò lo strano bordo del laghetto del Sirente.

National Geographics - Abruzzo
@ National Geographic

Un fatto che lo spinse a formare un gruppo di studiosi riunitisi sotto la sigla «Sirente Crater». Poi, nel 2002 venne pubblicato un articolo che ipotizzava la formazione extraterrestre del laghetto, causata dall'impatto di un meteorite. Da qui sono partiti una serie di studi che hanno fatto venire alla luce tanti avvenimenti sino ad allora scollegati tra loro. Come la scomparsa del rito pagano della «Sicinnide» i cui adepti, racconta la leggenda, furono travolti da una palla di fuoco. Oppure, i resti di pasti cotti e mai consumati rinvenuti nel sito archeologico di Campo Velentino a Molina Aterno. E ancora, l'aumento di sepolture, sempre nello stesso periodo nelle catacombe di Castelvecchio.

National Geographics - Abruzzo
@ National Geographic

Infine, l'imperatore romano Costantino, che prima della battaglia di Saxa Rubra vide un segno nel cielo, forse un meteorite, interpretandolo come una croce si convertì al cristianesimo aprendo l'impero alla nuova religione e cambiando la storia.

Sull'origine del laghetto di Secinaro sono state fatte diverse ipotesi, la troupe televisiva di Ovindoli TV (che ringraziamo per la gentile concessione) ha realizzato un servizio per metterle a confronto:

Credits: Il Centro d’Abruzzo, Ovindoli Tv, National Geographic

L'Aquila, 12 ago. - La crisi, in Abruzzo, si può sconfiggere anche con i terreni incolti, da cui possono derivare 3.500 posti di lavoro se si usano come pascoli per ovini e, soprattutto, caprini. A lanciare l'idea Nunzio Marcelli, presidente dell'Associazione regionale ovicaprini e animatore della tradizione della transumanza '2.0'. Con Marcelli, infatti, il percorso delle pecore verso i pascoli estivi è stato seguito da migliaia di 'fan' dalla pagine dei social network che lo stesso Marcelli aggiornava in tempo reale.

L'ipotesi di creare 3.500 posti di lavoro dalla pastorizia "non è l'ennesima uscita di qualche new-economist alla ricerca di facile pubblicità -spiega Marcelli- ma il risultato pratico dei calcoli fatti da chi da decenni conduce questa attività. E non vuole svenderla per favorire speculazioni poco trasparenti".

"Il mercato del latte di capra -assicura- è in crescita: per la sua maggiore qualità, per la ricchezza di fattori nutritivi, per la possibilità di utilizzo anche in persone con problemi di allergie, sempre più diffuse. Allora perchè si importa latte di capra dalla vicina Francia? Perchè l'applicazione delle regole europee, in Francia, da sempre avviene con molta più attenzione a proteggere il prodotto nazionale, finendo per creare un'illusione anche nel nostro paese, dove si crede che "caprino" e "francese" siano sinonimi".

L'Abruzzo, da millenni terra di pastori, vuol dimostrare che dare lavoro si può. "Purchè si voglia -obietta Marcelli- altrimenti si creerà un nuovo latifondo improduttivo, tutto legato allo sfruttamento del mercato dei 'titoli' europei, con i relativi contributi. A beneficio di chi? Non sta a noi dirlo, ma sta di fatto che alcune società che fanno incetta di contributi Pac sono già finite sui giornali, e avevano sede più vicino a Padova che a L'Aquila".

"Se poi tutto questo contribuisca a sostenere lobby che rimpinguano le casse di qualche movimento, proprio quando si discute di taglio del finanziamento pubblico ai partiti, lasciamolo alla cronaca: quel che a noi importa -sottolinea- è di non compromettere il futuro delle nuove generazioni svendendo il nostro 'tesoretto'; 3.500 posti di lavoro rappresentano, in un momento di crisi, un'occasione da non perdere che questa economia tradizionale ha da offrire".

La proposta è molto concreta, e consta di due punti cardine. "Uno -spiega il pastore-presidente- salvare subito il territorio dalla svendita a società che fanno solo speculazione sui fondi europei. Il governo e le Regioni possono, come avviene in Francia e negli altri paesi europei, chiedere che all'erogazione dei contributi corrisponda un'agricoltura reale e attiva, e non solo 'di carta' come avviene ora".

"Due: mettere a frutto questo patrimonio -spiega Marcelli- offrendo a una rete di micro-imprese i necessari servizi alla produzione e alla commercializzazione. Anche qui si guarda all'esperienza francese: con un mercato potenziale in crescita, basta un piccolo gregge per un'attività redditizia, purchè ci sia assistenza tecnica alla produzione e alla commercializzazione".

"Una proposta che non manca di attirare l'attenzione dei suoi potenziali, numerosi clienti -assicura Marcelli- sia sul fronte del consumo che su quello della produzione: purchè si scelga di investire, anzichè di svendere questo territorio".

Fonte: ADNKRONOS

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