Pane e polvere. Il libro dedicato a Capistrello, il paese dei minatori

Pane e polvere. Il libro dedicato a Capistrello, il paese dei minatori

di Gianluca Salustri

Circa un anno fa ho deciso di scrivere un libro per raccontare la storia delle mie genti. Be’, ad essere sincero, le storie della mia gente le racconto già da un po’ e prima ancora di dare alla luce il blog Qualche riga d’Abruzzo. Lo facevo da adolescente, quando insieme al mio sempre amico Nello Nino ci impegnavamo come dei matti alla pubblicazione di una fanzine molto aperiodica a Capistrello, il paese dove sono cresciuto. E ho continuato poi a farlo in seguito, quando mi sono trasferito per frequentare l’Università in quella meraviglia che era e che tornerà a essere L’Aquila. Poi, ancora, ho proseguito a farlo a voce con tutte le persone incontrate in giro nella capitale, dove mi sono ritrovato un po’ per caso, un po’ per fortuna e un po’ non so perché.

Sempre, in ogni luogo che ho frequentato, in ogni momento di condivisione con persone di ogni credo, sesso o religione, ho ritenuto giusto mettere al centro dei miei discorsi le mie origini e la valorizzazione di dinamiche sconosciute agli uomini e alle donne delle grandi città. E mai, mai ho voluto staccare quel cordone ombelicale che dovrebbe legarci tutti ai piccoli borghi in cui siamo nati, portatori sani come sono di verità riscontrabili in ogni pietra, in ogni albero e in ogni casa costruita con la fatica e il sudore.

Ecco, la fatica e il sudore. Due elementi con cui le mie genti hanno avuto a che fare da sempre. Come sempre hanno avuto a che fare con il pane e con la polvere, altri due tipi di elementi che hanno dato il titolo al libro di cui arrivo ora a parlarvi dopo questa premessa più che necessaria. Pane e polvere sì, perché il libro che ho deciso di scrivere un anno fa e che ora finalmente è in carne e ossa inchiostrate, parla di minatori. Non di quelli che siete abituati a conoscere come lavoratori delle miniere però, e non come tutti quelli provenienti da Manoppello e da altri paesi sotto la Majella che persero la vita nel 1956 a Marcinelle, in Belgio.

I minatori di Capistrello, infatti, seppur “protetti” allo stesso modo degli altri da Santa Barbara, sono diventati famosi in giro per lo stivale, e anche nel resto del mondo, per la loro professionalità nella costruzione di dighe, acquedotti, trafori autostradali e tunnel ferroviari, forando la roccia e piazzando le mine necessarie a ferire le viscere delle montagne e a garantire, allo stesso tempo, uno scatto in avanti a tutti gli altri.

Una specializzazione che viene da lontano e lontana nel tempo, almeno da quando proprio sotto l’abitato di Capistrello, in epoca romana, vennero costruiti quei Cunicoli di Claudio riutilizzati poi a fine Ottocento da Alessandro Torlonia per prosciugare il lago Fucino. Da quei tempi in poi un’intera comunità ha fatto del lavoro in galleria la sua croce e la sua delizia, crescendo demograficamente e confusamente a livello urbanistico e pagando, anche, un prezzo salato, con più di ottanta vittime del lavoro scomparse in diverse parti del mondo e ricordate ancora oggi da un grande obelisco che si erge proprio al centro del paese.

Pane e polvere. Storia, e storie, dei minatori di Capistrello”, vuole essere così un libro testimonianza per tutti quelli che non ce l’hanno fatta ma anche per chi ancora oggi svolge la propria giornata lavorativa dentro una montagna. In condizioni di sicurezza decisamente migliori certo, ma non per questo con meno orgoglio operaio delle generazioni di chi li ha preceduti.

Un libro fatto di aneddoti, di ricerche e di cronache di incidenti mortali lette sulle pagine ingiallite di vecchi giornali. E di testimonianze dirette e di interviste, anche, come quella ad Angelo Palleschi, ex minatore quasi novantenne che ha fatto della costruzione del Traforo del Gran Sasso la sua ragione di vita, dedicando 22 anni della propria esistenza alla realizzazione di quella grande opera che, con i suoi pro e i suoi contro, ha contribuito alla fine dell’isolamento di gran parte dell’Abruzzo.

La sua, e quella di mio padre e quelle di tanti altri, messe nero su bianco su queste pagine, sono le storie delle mie genti. Storie che io, per tanto tempo ancora, non dimenticherò mai di raccontare e voi, spero, non vi stancherete mai di leggere

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