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a cura di Mauro Rosati, Antonello Buccella e Paolo Baglioni


"Vota il tuo luogo del cuore, tifa per l'Italia che ami." E' il titolo del censimento promosso dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) che, dal 13 maggio al 30 novembre di quest'anno, permette a chiunque di votare via internet, cartolina o petizione, un luogo che si ritiene abbia bisogno di interventi di ristrutturazione. "Ognuno di noi - si legge sul sito del FAI - ha un luogo speciale che fa parte della sua vita: un mulino, un oliveto, una chiesetta, un palazzo storico, un paesaggio. Sostieni il tuo con tutte le tue forze: votalo subito."


Dando uno sguardo alla classifica generale, si nota come il monumento abruzzese più votato sia Porta Barete, con 3263 voti, ad oggi al 35 esimo posto nella lunghissima graduatoria dei luoghi italiani da salvare. Certo, è ben lontano dalle prime in classifica ma la scalata non è impossibile e con gli amici di Paesaggi d'Abruzzo possiamo sostenere Porta Barete votando sul sito FAI al seguente indirizzo: http://iluoghidelcuore.it/luoghi/l-aquila/l-aquila/porta-barete/80894


Luoghi del cuore FAI - Porta Barete

 

Porta Barete - La storia

Chi entra a L'Aquila arrivando in città da Rieti o dall'autostrada Roma - L'Aquila dopo circa un km e mezzo ha due alternative per raggiungere il centro cittadino: proseguire dritto percorrendo via XX settembre verso la Villa Comunale, oppure svoltare a sinistra passando sotto un cavalcavia in cemento armato per raggiungere viale della Croce Rossa e quindi la zona del Forte cinquecentesco. Chi sceglie questa seconda strada, appena uscito da sotto il cavalcavia lascia a destra un tratto di mura lungo alcune decine di metri, un po' rientrato rispetto al margine della strada. I passanti più attenti però possono notare due dettagli lungo questo muro: un sistema di puntellamenti subito accanto al cavalcavia e un bastione in parte crollato ma dalle basi solide e antiche.

foto di Paolo Baglioni
foto di Paolo Baglioni - Ipotesi di Ricostruzione della Porta e del collegamento delle mura su via della Stazione
(senza  la ricostruzione del palazzo denominato Civico 207)

 

Quello che sembra un comune tratto di mura semi-abbandonato e mortificato dal traffico veicolare è in realtà la struttura più esterna di Porta Barete. Questa porta aquilana deve il suo nome a Barete (in passato Lavareto), uno dei castelli fondatori della città che in prossimità di questo tratto di mura aveva il suo locale (ossia il lotto di terra assegnato a ciascun centro fondatore per insediarsi nella città). Porta Barete è stata per secoli il più importante e il più monumentale accesso ad Aquila dal lato ovest.

La sua importanza era dovuta al fatto che da lì, fino a due secoli fa, si accedeva a via Roma, il 'decumano' della città, un rettilineo sul quale si affacciavano, nella parte più alta, alcune delle più importanti sedi civili e religiose di Aquila: il palazzo del Capitano (oggi corrispondente a palazzo Margherita, sede del Comune), il palazzo della Camera cittadina, la chiesa del convento di San Francesco a palazzo e, a partire dal Seicento, la chiesa annessa al Collegio dei Gesuiti. Proprio per questa sua centralità e per la sia posizione più bassa in quota rispetto ad altre porte, Porta Barete era dotata di un sistema difensivo rinforzato costituito di porta e antiporta: l'antiporta, oggi in condizioni di conservazione molto buone, è proprio quel muro che si vede sulla destra uscendo da sotto il cavalcavia.

foto di Paolo Baglioni
foto di Paolo Baglioni - Ipotesi di Ricostruzione della Porta
(senza  la ricostruzione del palazzo denominato Civico 207)

 

Sempre per la sua centralità, nei pressi di porta Barete sorgevano: il monastero di Santa Croce, demolito nel 1967 e del quale sono visibili alcuni resti, e l'omonima chiesa che è tuttora visibile subito dietro la porta, quasi sullo stesso asse; l'ospedale di Santo Spirito dei Projetti, non più esistente ma collocato subito a destra per chi entrava da porta Barete in corrispondenza di un palazzo da poco ricostruito e dell'ingresso di via XX settembre, poco distante dal Tribunale odierno; infine una fontana monumentale, anch'essa non più esistente ma visibile in molte piante prospettiche di Aquila, alimentata da una sorgente tuttora attiva e corrispondente al parcheggio di una piccola galleria commerciale, proprio accanto a porta Barete. L'esistenza di acque sorgive e falde acquifere affioranti è testimoniata tutt'oggi anche dalla presenza nell'area di pioppi e di altre specie arboree caratteristiche di zone ricche d'acqua. Ancora per la sua centralità, Porta Barete è stata protagonista, per cinque secoli e mezzo, di importantissimi momenti della storia cittadina e non solo. La sua costruzione risale probabilmente alla fine del Duecento quando il Capitano di Aquila, Lucchesino da Firenze, ordina la costruzione delle mura nel 1272. Le mura civiche, costruite a più riprese, vengono completate e in parte ricostruite nel 1316 per volere del Capitano Leone di Cecco da Cascia che, secondo quanto riferito da alcuni storici aquilani, fece apporre un'epigrafe proprio sul lato interno di porta Barete, scelta non casuale a ulteriore testimonianza della sua importanza, a commemorazione del completamento della cintura difensiva; secondo le fonti così recitava l'epigrafe: "A. D. M. CCC. XVI. hoc opus murorum factum est tempore Leonis Cicci de Cassia".


Porta Barete è protagonista quando, durante l'assedio di Aquila (1423-1424) da parte del capitano di ventura Braccio da Montone, le milizie aquilane compiono alcune sortite a difesa della città proprio in quel tratto di mura, poiché nei primi mesi dell'assedio il condottiero perugino era accampato nella vicina zona di Pettino ("ne le vinge di Pettino"), a ovest della città e quindi proprio di fronte a porta Barete. L'assedio si concluse con la battaglia di Bazzano del 2 giugno 1424 con la vittoria delle milizie aquilane e della coalizione alleata inviata da numerosi Stati italiani dell'epoca (tra cui Milano e lo Stato Pontificio); si trattò di un momento storico di rilevanza nazionale poiché la conquista di Aquila avrebbe significato la creazione di una forte signoria nel Centro Italia che avrebbe minacciato, già' nell'immediato, l'esistenza degli Stati limitrofi quali Firenze, Roma, Napoli. Porta Barete è di nuovo protagonista quando da lì passa Margherita d'Austria, figlia naturale dell'imperatore Carlo V e sorella dell'imperatore Filippo II di Spagna, che nel 1573 entra solennemente in città per insediarvisi come Governatrice degli Abruzzi, titolo conferitole dal fratello imperatore. Per l'occasione la porta viene ulteriormente monumentalizzata con fastosi apparati allegorici celebrativi.

foto di Paolo Baglioni
foto di Paolo Baglioni - Ipotesi di Ricostruzione della Porta
(con la ricostruzione del palazzo denominato Civico 207)

 

Proprio da porta Barete, tra l'altro, si usciva per raggiungere le terre in località Pile, a ridosso delle mura, dove la stessa madama Margherita aveva fatto insediare la sua 'cascina', una vera e propria azienda agricola nella quale aveva introdotto l'allevamento di una nuova specie bovina importata dalle Fiandre, sua terra di origine. Nel Seicento vediamo porta Barete in una tela del pittore Giulio Cesare Bedeschini che raffigura il monaco Sant'Equizio, uno dei quattro Santi patroni di Aquila, mentre regge la città vista dal lato in cui sorge la chiesa che ospitava le sue reliquie ossia San Lorenzo, poco distante da porta Barete. Nello stesso dipinto si vede proprio porta Barete evidenziata da un ricco e maestoso apparato monumentale che ne sottolinea ulteriormente la grandissima importanza e priorità nel panorama delle porte cittadine.


Il terremoto del 1703 provoca gravissimi danni e distruzioni alla città, comprese le mura, e provoca probabilmente il crollo della porta interna di porta Barete. Proprio per l'importanza che questo accesso riveste, l'antiporta viene ripristinata e continua a fungere da principale accesso ovest alla città di Aquila, come documentato anche da una pianta settecentesca della città. Nel 1718 entra da porta Barete la processione solenne che riporta in città le spoglie del vescovo Ignazio de la Zerda, morto esule a Rieti nel 1702 a seguito del bando del Viceré spagnolo che lo allontanava da Aquila e dai territori del Viceregno a seguito di contrasti con le autorità civili. Il nuovo vescovo Domenico Taglialatela, nominato nel 1718 dopo 16 anni di sede vescovile vacante, prima di insediarsi chiese infatti che le spoglie del suo predecessore venissero riportate in città. Porta Barete, per secoli protagonista della storia aquilana e non solo, cade nel dimenticatoio e nell'abbandono quando, tra il 1823 e il 1826, viene realizzato il terrapieno di appoggio per la rampa di prolungamento della medievale via Roma; la rampa nasce per la necessità di rettificare la strada e attenuarne la pendenza, secondo i nuovi criteri urbanistici introdotti in Europa durante l'eta' napoleonica.


All'epoca non esistevano mezzi a motore e si ritenne probabilmente opportuno realizzare una rampa con minore pendenza per facilitare la salita dei carri verso la città attraverso la più diretta strada di ingresso dal lato ovest. Il terrapieno ricoprì in gran parte le strutture di Porta Barete, comprese una parte dell'antemurale, il bastione sud e i fabbricati del corpo di guardia; la chiesa di Santa Croce fu mortificata dalla presenza dello sbarramento del terrapieno che la relegò diversi metri sotto il piano stradale e ne nascose alla vista frontale il bel portale laterale barocco. Per assolvere le funzioni del dazio, in sostituzione di porta Barete, sulla nuova rampa fu realizzata una nuova porta, porta Sant'Antonio, ben lontana dalla monumentalità di Porta Barete. Nei decenni successivi, la rampa di via Roma perse la sua funzione di accesso quasi esclusivo alla città a seguito dell'apertura dell'adiacente via XX settembre (1874) e poi di Viale Duca degli Abruzzi (1934). Nei primi anni Ottanta del XX secolo il terrapieno di via Roma venne tagliato per l'apertura dell'attuale via Edmondo Vicentini: per garantire la continuità d'uso della rampa fu realizzato un impattante cavalcavia in cemento armato che si va andò ad appoggiare su una parte delle strutture di Porta Barete, mortificandole ancora di più.


Intanto nei decenni precedenti, a causa di una mancata pianificazione urbanistica, sul lato interno della porta sorgono molti fabbricati residenziali a ridosso delle mura, compreso il tratto in corrispondenza di Porta Barete. Sul lato esterno, negli stessi anni del cavalcavia viene realizzato un edificio ad uso direzionale e commerciale a pochi metri da porta Barete; in questo modo lo storico accesso viene completamente negato alla vista e alla fruizione di cittadini e visitatori che giungono in città. Il terremoto del 2009 ha danneggiato molti dei fabbricati realizzati nella zona nel secondo dopoguerra e alcuni di essi sono stati demoliti. Gli scavi successivi alla demolizione di uno di questi fabbricati, che insisteva nello spazio dell'antiporta a ridosso delle strutture murarie, hanno riportato a vista Porta Barete dopo quasi due secoli; nel corso degli stessi scavi, sul lato interno dell'antemurale, è stato riscoperto anche un leone monumentale in pietra calcarea che probabilmente faceva il paio con un altro, a ulteriore conferma del valore monumentale dell'antico accesso.


foto di Paolo Baglioni
foto di Paolo Baglioni - Ipotesi rimozione terrapieno di Via Roma e riscoperta della Chiesa di Santa Croce

 

Oggi Porta Barete, in mancanza di un'adeguata tutela, rischia di essere nuovamente interrata e negata alla collettività, e alcune delle sue strutture interne rischiano addirittura la distruzione per motivi cantieristici. Privati cittadini e associazioni civiche si impegnano da tempo affinché ciò non avvenga e tuttora attendono risposte certe in merito alla salvaguardia di questo bene, nella tutela dei diritti dei residenti della zona ma anche nella tutela dei diritti della comunità che vuole tornare a fruire di un pezzo importante di storia cittadina. È l'occasione per reinserire porta Barete nella vita della città e per ridare la visibilità che merita alla bella e antica chiesa di Santa Croce. Sarebbe colpevole e ingiustificabile relegare di nuovo tutta l'area nell'abbandono. È una storica opportunità' che, dopo quasi due secoli, permetterebbe di restituire un pezzo importante di storia e architettura alla nostra Città e alla nostra Nazione.

 

Testo a cura di Mauro Rosati - Elaborazioni 3D di Antonello Buccella - Editing e Fotografie di Paolo Baglioni

foto di Paolo Baglioni
foto di Paolo Baglioni - Ipotesi di Ricostruzione della Porta
(senza  la ricostruzione del palazzo denominato Civico 207)

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