Campli (TE) - L’antica Campulum

Campli (TE) - L’antica Campulum

di Sergio Scacchia

Un viaggio alla scoperta di Campli città d’arte in provincia di Teramo.

Il netturbino, corpulento, passa a bordo della sua Ape scoppiettante. Quando il rumore svanisce, il silenzio ripiomba sulle pietre della splendida piazza, dalla solitaria facciata dell’artistica
cattedrale di Santa Maria in Platea fino ai piccoli mattoni dorati del cinquecentesco palazzo dell’illustre famiglia Farnese che qui ha fatto la storia. Alle sei del mattino riesci a comprendere
meglio quali gioielli cela il borgo antico di Campli, pochi chilometri da Teramo sulla strada per Ascoli Piceno.

I legni dorati del soffitto della parrocchiale con i suoi artistici dipinti, le eleganti ogive, la misteriosa cripta tutta affrescata, nella flebile luce delle prime ore del giorno, acquistano una
bellezza senza tempo.

Campli è ricca di architetture immortali, non solo la cattedrale di Santa Maria in Platea, ma anche la Porta Angioina, San Paolo, il Convento francescano di San Bernardino, il Palazzo
Farnese del ‘500, il convento di Sant’Onofrio, le medioevali case del farmacista e del dottore con le antiche corti, il Museo archeologico e mille altri tesori.

Foto di Campli
Campli

Foto di Campli

Foto di Campli
Palazzo farnese

 

Serafino Razzi, domenicano, religioso che ben incarnava l’eterna condizione dell’uomo orante “in cammino” verso Dio, nel 1575 intraprese un viaggio verso l’Abruzzo, toccando
anche il borgo di Campli.

Il confine fra la “provincia Pretuziana” e la “Marca Fermana”, fra lo stato e il Regno Pontificio di Civitella del Tronto, dovette lasciare in lui un segno se è vero che, profondamente
colpito dalla nobiltà che permeava quel piccolo e apparentemente insignificante paesino, esclamò in una sua lettera: “ o Campulum Pretuziano… capolavoro a cielo aperto!”.

Anni prima, lo studioso Pacifico Massimi, vissuto nel XV secolo, scrisse in un testo latino che…”sinché esisteranno le ripe di Campli, Castelnuovo e Nocella, io ne sarò sempre
amante, mai sarò immemore di ciò che ho ricevuto né mi peserebbe ricambiarlo con il dono di mille vite”.

Il cieco di Adria, Luigi Grotto, pose Campli sopra le rovine della favolosa Castro. Lo storico Orlando non fu dello stesso parere e sostenne che i fondatori del borgo furono
dei fuoriusciti di Campiglio, sulla collina sopra la valle, che gettarono le fondamenta di un quartiere che divenne in seguito “ il Ricetto” forse per la presenza di ebrei.

Giovan Battista Pacichelli invece asserì che il nome Campli derivava da intra – campi e affermò che il borgo fu fondato dai proprietari di un castello vicino.

Origini discusse, tra cui l’ipotesi di un tenimento umbro che parla di un “municipium inter campi” da cui il nome della città.

Quel che è certo che Campli trasuda, in ogni sua pietra, cultura millenaria. Lo gridano incessantemente i tanti ritrovamenti di ogni epoca e civiltà.

 

Foto di Campli
Castelnuovo

Foto di Campli
Interno Santa Maria in Platea

Il territorio camplese ha avuto fin dalla preistoria insediamenti propri, come ci testimoniano i resti risalenti all’età del bronzo, di un villaggio di allevatori e agricoltori del XIV,
XIII secolo a.C. e i ritrovamenti nella Necropoli di Campovalano con tombe risalenti al II secolo a.C. I resti raccontano di una civiltà evoluta.

Lungo la piana svetta il piccolo campanile della romanica San Pietro.

Sotto l’altare della chiesa fu ritrovato un frammento di epigrafe, in lettere capitali con dedica a Giulio Cesare, resti con tutta probabilità di un piedistallo di statua innalzata per
disposizione dell’ex “Lex Rufrena” del 44 a.C. in onore a Cesare divinizzato. Nella stessa area esisteva una necropoli romana, da cui provengono frammenti del ”sarcofago di
Aurelio Andronico
”, ricco commerciante di marmi nel IV secolo avanti Cristo.

Nella frazione di Battaglia ai piedi delle due montagne gemelle, fu riportato alla luce un ripostiglio contenente una quarantina di monete d’argento, molto probabilmente
tesaurizzate, databili dal 323 al II secolo a.C..

In epoca romana i vicoli di Campli furono attraversati da uomini illustri; la storia ricorda la presenza di Lenate, dottissimo schiavo di Pompeo e Tazio Lucio Rufo che,
pur essendo di umili natali, pervenne ai più alti gradi della milizia romana, diventando il pupillo di Augusto.

Nessuna mano scellerata è riuscita, nei secoli, a strappare l’infinito fascino che Campli sa regalare.

Foto di Campli
San Pietro

Foto di Campli
Campagna camplese

 

In questo borgo che al visitatore sembra solo un tranquillo paesino di campagna ai piedi dei monti Gemelli, c’è una delle poche Scale Sante al mondo, dove ottenere l’indulgenza
plenaria.

Fu Papa Clemente XIV che attribuì il privilegio della Scala Santa alla città della famiglia dei Farnesi nel lontano 21 gennaio 1772, grazie ad un paziente lavoro diplomatico di un
avvocato, Gian Palma Palma, priore della Confraternita delle Sante Stimmate di S. Francesco, alla quale fu attribuito il ruolo di custode del luogo santo.

L’avvocato cercava di accrescere la fama della sua città per far rifiorire gli affari e allontanare il pericolo di un decadimento ormai inevitabile.

I gradini che rendono la strada per la salvezza dell’anima in salita, sono un rito religioso di grande importanza, legato a una tradizione biblica, priva di fondamento storico.

Sono tanti i fedeli che nelle ricorrenze cristiane più importanti chiedono, salendo faticosamente in ginocchio, il perdono dei peccati per raggiungere il Paradiso.

Accade ogni anno a Roma come a Gerusalemme. Accade anche a Campli.

Foto di Campli
Scala Santa

 

Un percorso alternativo alla statale che da Teramo porta ad Ascoli Piceno, tra campi arati, si può sostare in religioso silenzio sui resti dell’antico monastero di San Bernardino,
da anni oggetto di restauro infinito. È uno dei luoghi sacri più interessanti tra quelli fondati dall’Ordine Mendicante di San Francesco. Pare che sia stato edificato da San
Giovanni da Capestrano. Sono le mirabili costruzioni senza frontiere che civilizzarono l’Europa a cavallo tra il buio del Medioevo e la luce del Rinascimento, oggi cuore e i
dentità delle nostre città, dei nostri paesi o contrade. E anche quando sono in abbandono, sembrano colmi della voce silente di generazioni che li hanno eretti e contemplati.
Questi monumenti ci identificano come cittadini.

convento in abbandono
Convento in abbandono

esterno del convento
Esterno del convento

 

 

Commenti  

 
+1 #3 bello 2011-08-24 19:59
bello
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0 #2 Massimiliano Fiorito 2011-02-01 21:07
Complimenti Sergio, un ottima recensione!
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+1 #1 nicola 2011-02-01 20:53
:oops: sono abruzzese ma non avevo mai visto Campli. bellissima
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