Laturo - ridare vita ad un borgo

Il mio amore per Laturo

ridare vita ad un borgo

di Federico Panchetti

“Non avrei mai creduto che una delle più grandi sfide della mia vita si potesse concretizzare: ridare vita ad un borgo in totale abbandono e sepolto da metri di rovi, farlo tornare a respirare, di nuovo meta di appassionati, curiosi, trekkers, eredi. Ormai al centro delle chiacchiere dei valligiani, notizia sui blog specializzati. Non solo ripulito, ma avviato verso un percorso che durerà anni, forse una vita.


Dopo aver comprato un rudere assieme ad amici e averlo restaurato con una sapiente edilizia conservativa, si progetta un’associazione, un’idea di recupero e di vita alternativa: una fuga per il fine settimana oppure un ritorno alle origini, dove la cultura montana prevale e vince sulla monotona e fallimentare vita consumistica moderna. Insomma la nostra personale crociata sta avendo dopo quattordici mesi di durissime battaglie i suoi frutti.


Un po’ come salire dieci volte l’Everest e non stanchi, ripartire. Prostrati dalla fatica, disperati dalle avversità e dalla difficoltà di intraprendere qualsiasi cosa in un luogo simile, nonostante tutto, vediamo che ogni tassello si sta incastrando”

Un flash back per chiarire come è nato l’amore per Laturo:

Tutto iniziò in un ottobre di tre anni fa, quando in solitaria e di corsa mi avventuro per gli sporchi sentieri del preappennino dei Gemelli, inanellando un percorso alla scoperta di Laturo partendo da Olmeto, fino poi a Collegrato rientrando dalla statale. Mi meraviglio subito dell’assenza di strada o mulattiera, o meglio: una traccia esiste ma non indicata, sporca e piena di rovi.

Con enorme difficoltà, io, avvezzo alla wilderness, termine inglese per definire luoghi pochissimo frequentati e antropizzati, dove ancora risulta bello potersi perdere, arrivo a Laturo seguendo i vecchi piloni della corrente elettrica. Entro nel viale quasi in ginocchio tra i rovi e le infestanti. Cerco di fiutare un’uscita, dopo la sorpresa e la meraviglia per quello che stavo vedendo. Inquietante, irreale, nessun rumore: tutto tace, sotto metri di rovi che per l’inverno che sta’ entrando, iniziano a morire. Mi riprometto di tornare.


Passano sei mesi: torno con Giulia, la mia tenace compagna di vita, poi con Diego e Luca, due carissimi amici. Da lì in poi, spinto da non so quale folle molla, non mi limito a fotografare come fanno i pochi che arrivavano fin lì, ma mi sento in dovere di aiutare quel mondo a rinascere. Un po’ come avessi le mie radici da sempre in quel grappolo di case poste a 900 metri di quota, mai raggiunte da strada carrabile. Successivamente si torna a piedi da Olmeto, poi da Settecerri. Portiamo roncole, asce, macete.


All'inizio in due o tre amici. Poi solo, per tutto giugno e luglio. Cocenti giornate passate a lavorare 2, 3, 4 ore, con seghe a mano, a tagliare, sfoltire, aprire, allargare. Il resto del tempo dedicato a riposarmi e capire qualcosa dell’antichissima rete di sentieri dell’area. I collegamenti con i fossi unica risorsa idrica, insomma si lavora e si esplora.

Ammiro la splendida orografia del luogo solitario e selvaggio. Dopo avere nei mesi riaperto a mano tutto il viale, segando, quando serviva, anche grosse piante di acacie e noccioli caduti per la neve, arrivo al nucleo centrale del borgo. A quel punto capivo, che la mia scelta di una residenza in montagna cercata e voluta negli ultimi tre anni, si concretizzava in quell’angolo sperduto di mondo così affascinante da far venire i brividi. Da quel giorno in poi è stato un crescendo di esperienze, emozioni, delusioni, pianti e convivi. Sport, lavoro, amicizie che si stanno incrementando e rafforzando.

La Mission

Quali sono le nostre priorità che mi auguro possano arrivare dritto al cuore di tutti i lettori della vostra community?

1) credere in noi e nella nostra associazione Amici di Laturo, aiutandola nel duro lavoro quotidiano con donazioni, sponsorizzazioni o beni. La nostra mission è dare visibilità ai nostri progetti per Laturo, che trovate anche sul sito con il fine ultimo salvare più case possibili, chiesa compresa.

2) Poter far ripopolare terre così selvagge un tempo animate e operose, ricreando non solo un turismo rurale intelligente, saltuario e di nicchia, ma un’idea di vita alternativa. In sostanza un progetto pilota di ecovilaggio, uno dei rarissimi al mondo senza strada, che potrebbe generare un esempio e volano anche per altre realtà del Castellano.

Abbiamo bisogno tutti di sognare ... noi da 3 anni facciamo sempre lo stesso sogno… Laturo, L’ultima Frontiera


Federico Panchetti e Gli amici di Laturo
Per tutte le altre notizie sul borgo: www.borgodilaturo.it

 

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